MADRID, LA POLIZIA FERMA E ARRESTA UN AUTOMOBILISTA IN STATO DI EBBREZZA. IN SPAGNA QUESTO REATO È PUNITO CON LA CARCERAZIONE DA 3 A 6 MESI. E IN SPAGNA TE LI FAI, NON ESISTE UN LIMITE SOTTO AL QUALE NON SCONTI IL CARCERE COME DA NOI….

Notte a Madrid, notte di controlli della polizia. In questo caso gli agenti di una pattuglia fermano un’auto con a bordo un uomo in visibile stato di alterazione per aver alzato fin troppo il gomito. Gli agenti, dopo aver chiamato i colleghi della municipale di Madrid per un supporto tecnico (etilometro), hanno la conferma che il soggetto ha esagerato con il bere. Verrà dunque arrestato e portato in commissariato per le operazioni di rito.

INCREDIBILE, MA VERO!

Repubblica Ceca. Una donna condannata a 30 anni di prigione è stata temporaneamente liberata perché incinta. Petra Janakova è stata dunque scarcerata dal penitenziario di Opava il 14 giugno. Nel frattempo sono partite le indagini su come una donna sia rimasta incinta. La donna era rinchiusa in una prigione di custodia cautelare a Hradec Králové in quel momento, ovvero quando è rimasta incinta. Secondo i primi riscontri potrebbe essere rimasta incinta in prigione. La Janakova, che ora è al sesto mese di gravidanza, è probabile che venga scarcerata fino a settembre del prossimo anno. La donna ha avuto una visita di sesso maschile durante il periodo di Natale lo scorso anno, mentre era in custodia cautelare. Ma a quanto pare non è rimasta incinta durante questa visita perché non era sola con il visitatore. Il padre del bambino potrebbe essere dunque un agente o un altro prigioniero. Al momento sono in corso le indagini.

PROSEGUONO GLI INCONTRI TRA SINDACATI E AMMINISTRAZIONE SU AGGRESSIONI ED EVENTI CRITICI. MA AD OGGI NESSUNA NOVITÀ

La tiritera è sempre quella. I sindacati vanno all’incontro in Largo Daga 2 (Roma), si siedono al tavolo della trattativa, loro da una parte, i vertici (civili) del DAP dall’altra. Ora il 12 giugno le segreterie nazionali hanno portato il solito fardello di richieste per porre fine alla scia di aggressioni al personale della prima linea. Accelerare il confronto e le direttive al fine di fornire il prima possibile strumenti e sostegno concreto a chi opera in prima linea, nelle trincee carcerarie, per contenere gli eventi critici e salvaguardare la sicurezza a 360 gradi; l’introduzione nel codice penale uno specifico reato – anche in fase di conversione in legge del c.d. “decreto sicurezza bis” – per chi compia minacce o violenze in danno della Polizia penitenziaria trovandosi in stato di detenzione; in subordine la UIL ha chiesto che si introduca almeno un’aggravante che innalzi il minimo edittale stabilito per le pene conseguenti alle fattispecie di reato già esistenti; le sanzioni disciplinari nei confronti dei detenuti. Il Basentini non ha dato alcuna rassicurazione. Dicono che si è mostrato sensibile agli argomenti (intanto la mattanza continua), che farà, che dirà, eccetera eccetera. Ma di bloccare da subito l’emergenza con provvedimenti seri ed urgenti niente. E i sindacati, buoni buoni, se ne sono andati con le pive nel sacco, in attesa di un secondo incontro (24 giugno) che secondo noi non porterà a nulla. Se Basentini avesse realmente intenzione di respingere al “mittente” le aggressioni alla prima linea, già sarebbe intervenuto. O no? Cosa aspetta?

SICUREZZA E IMMIGRAZIONE. VUOLE PAGARE LA COLAZIONE TRENTA CENTESIMI E FERISCE CASSIERA: ARRESTATA NIGERIANA

di Gabriele Laganà (il Giornale)

Cappuccino e cornetto a soli 30 centesimi. No, non è una offerta speciale proposta da un bar per attirare i clienti ma quanto pretendeva di spendere una nigeriana di 35 anni, senza fissa dimora, per fare una ricca colazione. L’immigrata, di fronte alle rimostranze della cassiera, si è innervosita ed ha ferito la dipendente del locale procurandole una lesione lacero-contusa all’arco sopraccigliare medicata con due punti di sutura. La straniera, Y.M., era entrata in un bar situato nei pressi della Stazione centrale di Napoli per mangiare qualcosa. Arrivato il momento di pagare, l’extracomunitaria ha estratto alcune monete per un valore di 30 centesimi. La cassiera, in modo molto calmo e gentile, ha fatto presente alla cliente che i soldi non erano sufficienti per quello che aveva ordinato. Una semplice e ovvia affermazione, questa, che però ha fatto andare su tutte le furie la nigeriana che, in preda ad un raptus, ha scagliato con violenza le monetine contro la donna, colpendola in pieno viso. Solo l’intervento immediato dei poliziotti del Compartimento di polizia ferroviaria per la Campania ha evitato il peggio. La straniera è stata fermata e condotta in ufficio per gli accertamenti del caso. Dichiarata in stato di arresto per lesioni aggravate, la 35enne è stata giudicata per direttissima e condannata a sei mesi di reclusione con pena sospesa. La vittima della folle aggressione è stata trasportata d’urgenza al Pronto soccorso dell’Ospedale Villa Betania per medicare una ferita al volto. La cassiera, a parte il grande spavento, ha riportato una ferita lacero-contusa all’arco sopraccigliare sinistro suturata con 2 punti che le hanno lasciato un vistoso segno sulla fronte.

STATI UNITI, PRIGIONE DELLA CONTEA DI COOK, VA IN SCENA LA RISSA TRA DETENUTI

Ma negli USA le risse vengono severamente represse e punite dalla polizia penitenziaria, che ha carta bianca (come si vede nel filmato) e non esita ad usare la forza per sedare i rissosi. Nel filmato vediamo l’area comune in cui i detenuti possono incontrarsi e “socializzare”, sotto il controllo degli agenti e delle telecamere del circuito interno. Ma, come avviene un po’ ovunque, spesso la “socialità” diventa l’alibi per scatenare risse e regolamenti di conti tra fazioni di camosci. Nella prima parte del breve filmato vediamo alcuni prigionieri affrontarsi e scambiarsi “carezze”, mentre la tensione sale alle stelle. E’ a quel punto che entrano in forze gli agenti ordinando ai detenuti di gettarsi a terra con le mani sulla testa. L’entrata dei colleghi americani è dura e risoluta. Chi tra i detenuti non obbedisce, viene letteralmente scaraventato a terra dai colleghi della contea di Cook. Ai detenuti che non hanno obbedito sarà ovviamente riservato un particolare trattamento, come è giusto che sia. Questo significa gestire un carcere, questo significa legge e ordine. Da prendere assolutamente quale esempio.

SICUREZZA E IMMIGRAZIONE. NON MI DAI L’OBOLO? E IO TI MINACCIO

E’ la brutta storia di un nigeriano di 27 anni che si aggirava nei pressi della basilica di Santa Maria degli Angeli nella cittadina umbra di Assisi e molestava pesantemente turisti e fedeli con le sue continue richieste di denaro, arrivando addirittura alle minacce. Secondo quanto riferito dai quotidiani locali, il soggetto, già noto alle forze dell’ordine per precedenti reati, infastidiva i visitatori della basilica chiedendo insistentemente l’elemosina. Rabbiose le reazioni dello straniero dinanzi ai rifiuti ricevuti, con insulti e minacce urlate contro i presenti. Ad intervenire sul posto, dopo alcune segnalazioni arrivate in centrale, gli agenti del commissariato di Assisi. Inutile il tentativo del nigeriano di nascondersi dietro alcune siepi dei giardini antistanti la basilica per evitare il fermo. I poliziotti sono infatti riusciti facilmente ad individuarlo ed a tirarlo fuori dal suo rifugio, trovandosi però ad affrontare una strenua resistenza. Il 27enne ha infatti prima cercato di scappare, per poi rivoltarsi contro i colleghi della PS, i quali sono comunque riusciti ad ammanettarlo dopo una breve colluttazione. Accusato di resistenza a pubblico ufficiale, il nigeriano è stato condotto negli uffici della questura, dove sono emersi tutti i suoi precedenti. Non solo. Su di lui, infatti, pende tuttora un provvedimento di daspo urbano emesso dal questore di Perugia, della durata di 3 anni, bellamente ignorato dall’africano. Quest’ultimo, dunque, non avrebbe neppure dovuto trovarsi ad Assisi. Violazione per la quale ha ricevuto un’ulteriore denuncia a piede libero. Uno così andrebbe immediatamente espulso dal paese, senza se e senza ma.

LO SCIOPERO DELLA FAME DEL LUOGOTENENTE FICO….UN ESEMPIO DA IMITARE ANCHE DA NOI POLPEN

di Giorgia Ferri (sassate.it)

Lo sciopero della fame del luogotenente Pasquale Fico sembra ormai archiviato, in barba al fatto che mettere a repentaglio la propria esistenza per perseguire un giusto fine sia passato di moda, oggigiorno.Tuttavia, il Governo ha risposto alla richiesta, convocando, in prima battuta, il luogotenente Fico il quale, armato dello spirito altruistico che lo contraddistingue da decenni – agonizzante dopo 50 giorni di sciopero della fame, ormai esausto, privo di forze ma con un piglio straordinario – ha chiesto al Presidente di convocare «il Cocer Interforze», consigliandogli di «ascoltare chi è deputato a rappresentare il personale». E Conte così ha fatto.

Fa riflettere, però, che il Cocer abbia chiesto l’incontro con il presidente del Consiglio Conte molto tempo fa e in più battute, avvalendosi di numerosi comunicati stampa nel rispetto della norma di legge (art.8 bis del D.Lgs.n. 195/1995). E fa riflettere ancora di più che si sia dovuti giungere alla debilitazione fisica del luogotenente Fico per ottenerlo. La prossima volta per essere ascoltati cosa dovranno fare i rappresentanti sindacali: incatenarsi a Montecitorio e lasciarsi avvizzire sotto il solleone di Roma, mentre qualche ministro del Governo è impegnato in una diretta Facebook a parlare di quanto bello sarà questo nuovo anno, mandando bacioni a destra e a sinistra? Peste vi colga! L’incontro si è svolto in un clima gioviale, ha comunicato il Cocer al termine del meeting. In verità, quella che si respirava era un’aria di insicurezza. Il Presidente Conte era incerto su cosa rispondere, nonostante il ministro Trenta fosse stata chiara e precisa sulle esigenze del Comparto: apertura del rinnovo contrattuale, proroga dei termini della delega per i correttivi al riordino dei ruoli e ulteriori risorse, il progetto Strade Sicure. Quello che traspariva dal volto del presidente del Consiglio Conte era imbarazzo. Sì, era imbarazzato, ma non per la situazione, ma con se stesso. Avrebbe voluto rispondere affermativamente a tutte le richieste, perché valide e non per dare un contentino, ma non sapeva come districarsi. E dato che lui politico di professione non lo è, ha temporeggiato con un sibillino «Vedremo». Che, ai fatti, è il nuovo «le faremo sapere», quello che ti propinano quando ti presenti ad un colloquio di lavoro, ti ricoprono di elogi e prima di congedarti ti piazzano nel discorso la funesta frase che, la maggior parte delle volte, sta a significare «No». Ovviamente ci auguriamo che non sia questo il caso. Insomma, i rappresentanti dei cittadini non saranno mica come quei sadici frustrati delle risorse umane che prima ti illudono e poi ti danno il ben servito? O peggio, come quelli che stanno per assumerti ma poi si ricordano che il Capo potrebbe non essere d’accordo e dunque cincischiano? E in questo caso: chi governa la baracca? Per noi dell’informazione quello che conta sono i fatti e qui, come si dice a Roma, “le chiacchiere stanno a zero”. Ad oggi non ci sono stati risvolti. Un clima da palude e la palude provoca aria malsana, genera scontento. I fondi per remunerare le ore di Strade Sicure non bastano e il personale è costretto a permanere in strutture che richiedono interventi di manutenzione urgenti, nonostante il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito faccia degli sforzi disumani nel gestirei conti del Palazzo.

I provvedimenti ai correttivi al riordino delle carriere si avviano verso la naturale scadenza e il 30 giugno è alle porte per l’apertura del rinnovo contrattuale. Questa è la verità dei fatti. E torniamo a chiederci: chi governa la baracca?In queste ore, però, è accaduto qualcosa di strano. I sindacati di Polizia hanno fatto un bel cartello, ripreso dalle maggiori agenzie di stampa, dove rivendicano l’incontro con il presidente Conte, dicendo di non fare “figli e figliastri”. Ribadiscono gli stessi argomenti che ha illustrato il Cocer al Presidente del Consiglio, a parte Strade Sicure. Certo, quello è un argomento che potrebbe aprire scenari inenarrabili. Pensiamo al Decreto Sicurezza fatto per “gli amici del Viminale” e non solo: parecchi soldini stanziati per la remunerazione delle ore di straordinario, proprio quello che chiede da tempo il Comparto Difesa! Peccato che in quel provvedimento il Capo del Viminale se ne sia visto bene dall’inserire anche il personale delle Forze Armate che collabora alla deterrenza, nonostante il Cocer rivendicasse giustizia.