IL GOM HA BISOGNO DI ALLOGGI DIGNITOSI? NON C’È PROBLEMA, SBATTIAMO FUORI GLI “ALTRI”.

Siamo nel carcere dell’Aquila, una struttura adibita quasi interamente alla custodia di detenuti sottoposti a particolari regimi di sicurezza che alloggiano in celle singole. Dunque un istituto dove il GOM la fa da padrone. In effetti il gruppo operativo fino a qualche anno fa ha gestito una media di 70-80 detenuti al 41 bis, oggi ne sorveglia e gestisce circa 160. In generale nel penitenziario abruzzese gli organici hanno subito nel tempo sforbiciate che hanno ridotto il personale a circa 163 unità. Ora i colleghi del GOM, contrariamente al personale del quadro permanente (ovvero gli sfigati), dovrebbero essere sottoposti ad un miglior trattamento alloggiativo in conseguenza del loro status di personale inviato in servizio di missione.

Dunque a gennaio partiranno i lavori di adeguamento degli alloggi del GOM che dovranno rispondere a particolari requisiti di comodità proprio in virtù del servizio in missione sopra citato.

Ma tutto questo rischia di innescare la solita lotta tra poveri e disgraziati. Mentre c’è chi si scapicolla per dare (giustamente) al GOM tutte le comodità alloggiative possibili, agli “ALTRI” che poi fanno lo stesso identico lavoro (guai a pensare che il GOM sia meglio della normale prima linea, anzi….), rischieranno di rimanere senza un tetto sopra la testa per mancanza di spazio o magari ammucchiati in dormitori che neanche in Burundi…..

Già, il GOM è l’elite della polizia penitenziaria, un reparto specialeche di speciale non ha proprio nulla, se pensiamo ai veri repartispeciali come gli ERIS francesi o gli SPECNAZ del servizio penitenziario russo. Il personale della prima linea non è di certo meno impegnato e a rischio. E molti colleghi del quadro permanente  aquilano “pendola” da città distanti anche centinaia di chilometri. Perchè trattarli come bestie da soma? Parità di trattamento. Di penitenziaria ne deve esistere una sola, non tante con altrettanti orticelli di comodo.

SEMPRE DI PIÙ NUDI ALLA META. IL VESTIARIO SCARSEGGIA ANCHE ALLA DOZZA DI BOLOGNA.

Normale equazione, non sostituisci il vestiario, alla fine l’unico risultato possibile: montare in servizio con uniformi logore degne di una mandria di smandrappati ultimo modello. Ma cosa volete che gliene freghi a questi indecenti “managers” dell’amministrazione penitenziaria? Cosa volete che facciano questi soloni buoni soltanto a chiacchere e adusi ad altro? I (pochi) colleghi che hanno ancora un minimo di orgoglio comprano, acquistano di tasca propria. Ma vi pare giusto? Ora arriverà il generale inverno. Un nemico assai insidioso, se si considera che mancano quasi del tutto i capi di abbigliamento invernali. E non solo a Bologna.

LA “BADANTE” DEL CARCERE DI TERNI SE NE VA, E LASCIA IL POSTO AD UN ALTRO DIRETTORE COCCOLA DETENUTI.

I colleghi di Terni ci riferiscono che Chiara PELLEGRINI finalmente se ne va, lasciando il posto a Luca SARDELLA, attuale reggente del penitenziario di Orvieto. Non ci pare un grande passo in avanti. A Terni ci vorrebbe uno con il polso duro (ma chi, ma dove?), invece di un Sardella qualsiasi, che fino ad oggi ha governato Orvieto, un carcerino con appena sessanta diversamente liberi a custodia attenuata. Terni è un’altra storia, Terni è un bestiale contenitore di ben oltre 400 detenuti, tra i quali ci sono i 25 in regime di 41bis. Sarà il Sardella capace di riportare l’ordine e la disciplina in un carcere dove il quotidiano è scandito da aggressioni improvvise al personale, tentativi di suicidio dei diversamente liberi, violenza e incidenti? A Terni ci vuole fermezza e pugno duro. Staremo a vedere, anche in virtù dei proclami e delle promesse del governo e della politica a proposito di polizia penitenziaria.

NORDAFRICANI CON LA VOGLIA DI RUBARE. UN GRUPPO DI QUESTI DELINQUENTI AGGREDISCE ALCUNI TURISTI A FIRENZE

Quattro giovani turisti, due americani e due ragazze messicane in visita a Firenze. Un gruppo di mascalzoni nordafricani, forse tunisini, forse marocchini. Comunque dei vermi stranieri. Che rubano e aggrediscono, approfittando della presenza massiccia di turisti. Una borsa e un giacchetto, il bottino della rapina. Siamo in pieno centro a Firenze, una città oramai in mano agli stranieri “accolti”, le risorse tanto proclamate da quella Boldrini che per fortuna ora non può più fare danni. Anche il comune fiorentino in mano al delfino di Renzi, il demagogo Nardella, nulla fa per drenare il flusso dell’equazione immigrazione uguale crimine.

Tornando alla scorsa notte, i giovani turisti hanno seguito i ladri ed hanno recuperato parte della refurtiva, non senza però delle conseguenze:è scattata infatti una reazione da parte dei nordafricani che addirittura hanno ferito uno dei ragazzi.Sul posto è intervenuta la polizia che attualmente sta indagando sull’accaduto, mentre il ragazzo americano ferito è stato portato in ospedale per le dovute medicazioni.

Una brutta avventura per questo gruppo di ragazzi in una zona del centro storico fiorentino che dovrebbe essere resa ancora più sicura dall’amministrazione comunale proprio per il noto via vai di turisti anche notturno, ma che invece si rivela da diverso tempo luogo di aggressioni come lo dimostra anche l’ultima avvenuta poco più di un mese fa sempre per mano di alcuni malviventi extracomunitari ai danni di un ragazzo diciassettenne.

Street in Florence, Italy

SICUREZZA. ANCORA UNA VOLTA L’EUROPA DICE MINCHIATE SULL’ITALIA, ANCORA ACCUSE DI RAZZISMO. STAVOLTA SI PARLA DI ROM

Dunque noi siamo razzisti e il ROM sono povera gente maltrattata. Ma fate il piacere. I ROM rubano, borseggiano, vivono nel degrado ma girano in Mercedes, se ne infischiano di mandare i bambini a scuola. Insomma, è gentaglia. Eppure la Vera Jurova, la sedicente commissaria europea alla giustizia, apre bocca e come sempre succede a Bruxelles attacca l’Italia, specie ora che abbiamo un governo che non si piega ai diktat di questi sepolcri imbiancati.

“Credo che si stia giocando con il fuoco – dice la Jourova – abbiamo visto cosa è successo in passato quando si sono volute isolare determinate comunità: mi ricordo di un documento nazista che parlava della inutilità dei rom, di ‘bocche inutili che non hanno bisogno di mangiare’. Questo ci ricorda un passato oscuro e ci ricorda che se non impariamo la lezione dal passato questo potrebbe ripetersi di nuovo”. L’allarme Ue è tale che secondo l’indecente Jourova “dobbiamo stare allerta perchè dalle parole si può passare ai fatti”. Mai sentite tante bestialità in poche parole. L’imbecillità è un virus che evidentemente viaggia spedito tra i corridoi del carrozzone Europa. C’è un antidoto a queste buffonate europee? Ce ne sono due: il primo è uscire dall’Europa, il secondo si chiama Salvini. A quest’ultimo sono legate le speranze dei cittadini onesti che non possono più delle scorribande di questi criminali zingari nelle città, nelle stazioni ferroviarie, nelle metropolitane. E potremmo aggiungere mille scenari. Sono gli stessi zingari che lanciavano pietre sugli automobilista in transito sulla via Pontina, una strada che collega Roma al sud del Lazio. Sono gli stessi zingari che picchiano e aggrediscono, sono gli stessi zingari che provocano incendi tossici, e molto altro. Quella chiaccherona della Jurova queste cose gliele avranno dette?

SI SCRIVE BORGO MEZZANONE, SI LEGGE DEGRADO E VIOLENZA DEI CLANDESTINI. SBATTIAMOLI TUTTI FUORI DALL’ITALIA…

E’ dal 1990 che Borgo Mezzanone fa parlare di sé e dei suoi illustri “ospiti”, crogiuolo di illegalità e di soggetti che mai sarebbero dovuti sbarcare sulle nostre coste, per poi portare solo degrado e crimine. Nell’agosto del 1991, gli abitanti bloccarono per circa tre ore la strada provinciale Foggia-Trinitapoli in seguito a un episodio di molestia nei confronti di una giovane donna da parte di un immigrato extracomunitario. Secondo quanto denunciato dai familiari della ragazza, l’uomo aveva anche mostrato un coltello minacciando coloro che erano intervenuti in difesa della giovane. Dopo i controlli su circa 100 persone, trenta di queste risultarono sprovviste di permesso di soggiorno. La convivenza già all’epoca non era delle migliori. Col passare del tempo le cose sono peggiorate. Borgo Mezzanone fece parlare di sé per il degrado, le maxi risse, le sassaiole contro gli agenti, la violenza. Non stupisce perciò che la quarta belva clandestina fuggita da Roma dopo aver preso parte allo stupro e all’assassinio di Desirée sia stata catturata proprio nel centro migranti di Borgo Mezzanone, il ghetto in cui trovar riparo e protezione. Ma andiamo avanti. Nel dicembre 2007, un eritreo di 25 anni, Kwabena Asamah, venne arrestato dai carabinieri dopo aver rapinato e tentato di abusare di una donna di 31 anni originaria della Nigeria. Asamah aggredì la donna per sottrarle il cellulare e poi la picchiò tentando di costringerla ad avere con lui un rapporto sessuale. Le grida d’aiuto della donna fecero accorrere il personale della Croce rossa in servizio nella struttura.

Nel paesino nel 2009 scoppiò pure la polemica sul bus e le corsie “preferenziali” per soli migranti per evitare il ripetersi di attriti tra i residenti nella borgata (circa 800) e gli immigrati del Cara (circa mille). Nello stesso anno furono gli stessi ospiti del centro a protestare contro le condizioni in cui erano tenuti. Chiedevano soldi, vestiti, sigarette, ma anche più servizi all’interno del centro e una commissione che esaminasse in tempi più celeri le loro richieste di asilo politico. Nel centro in quel periodo c’era più del doppio di migranti rispetto alla capienza prevista.

Inevitabile che la tensione salisse ogni giorno fino a sfociare in violenza. Come quella che avvenne nel 2011 quando un tunisino di 21 anni Sallemi Lassoued fu accoltellato durante una rissa. Un altro ospite del centro provò per disperazione a uccidersi ma venne salvato da un carabiniere, aggredito per “ringraziamento”.

Nel 2015 un uomo di 30 anni, originario del Mali, venne arrestato con l’accusa di aver compiuto atti persecutori nei confronti di un’insegnante di lingua italiana della stessa struttura. Un anno dopo un altro accoltellamento, questa volta ai danni di un camerunense di 31 anni. La situazione divenne esplosiva tanto che nel settembre 2016 l’allora ministro dell’Interno Angelino Alfano annunciò un programma di interventi strutturali interamente finanziati dal ministero dell’Interno per la realizzazione di una nuova rete di recinzione, di una strada perimetrale interna, di un sistema integrato di video sorveglianza e anti-intrusione e di un nuovo corpo di guardia, nonché il potenziamento dell’impianto di illuminazione esterna al Centro per richiedenti asilo di Borgo Mezzanone. Il tutto a seguito di una inchiesta dell’Espresso che aveva documentato le condizioni di totale degrado all’interno del centro.

Cambiò qualcosa? Nulla. Nell’ottobre 2017 due nigeriani, Jeremiah Omomoh di 26 anni e Ahmed Shaban di 27 anni, vennero arrestati per violenza sessuale di gruppo ai danni di una connazionale. Entrambi erano domiciliati nella baraccopoli situata nell’area esterna del Cara di Borgo Mezzanone denominata “ex pista”. Nel febbraio di quest’anno, invece, un nigeriano di 27 anni, Ikalvin Imafore, è stato arrestato per il tentato omicidio e una rapina commessa nel Cara ai danni di un suo connazionale che ha ferito con coltellate alla spalla destra e all’addome sinistro, procurandogli anche un trauma cranico. Fino ad arrivare a qualche giorno fa quando, per cercare di evitare l’arresto di un migrante, numerosi extracomunitari hanno accerchiato due poliziotti, colpendoli con calci e pugni e bersagliandoli con un lancio di oggetti contundenti. Tutto è cominciato da un controllo anticaporalato e di contrasto dell’immigrazione clandestina. Gli agenti della Polstrada hanno intimato l’alt ad un’auto che procedeva a forte velocità vicino a Borgo Mezzanone. Il conducente non solo non si è fermato, ma ha cercato di investire uno dei due poliziotti. Ne è nato un inseguimento, avvenuto anche su strade di campagna, terminato quando il cittadino del Gambia, Omar Jallow, alla guida dell’auto in fuga ha terminato la sua folle corsa nei pressi della baraccopoli esistente vicino al Cara.

ALLORA ‘STO TASER CE LO DATE O NO?

Come sempre si rincorrono i proclami e le belle parole pronunciate in corsa da politici, sottosegretari e ministri, un coro da sempre con qualche problema di intonazione, specialmente quando si parla di polizia penitenziaria. Ora il Morrone sottosegretario ci fa (nuovamente) sapere che “concorda” con il sorridente Guardasigilli su una ipotetica (molto ipotetica per ora) apertura al taser per la nostra prima linea. Scusate ci sfugge un particolare: quando parlò il Bonafede di taser per la penitenziaria? Comunque sia il sottosegretario ci torna su ancora una volta e dice: “Già da qualche mese sostengo la necessità di dotare, in via sperimentale, gli istituti di pena di questo strumento di deterrenza che può avere anche un effetto preventivo, nel senso che la sua sola presenza può risultare risolutiva in molti episodi violenti, oltre a ridurre i rischi per l’incolumità degli agenti nell’affrontare aggressioni. Credo quindi che sia positivo utilizzarlo anche nei trasferimenti di detenuti particolarmente aggressivi e violenti. Servirà naturalmente anche un’adeguata formazione, ma sono convinto che sia giunto il momento di sperimentare questo strumento. Dalle parole ai fatti”. Va bene signor sottosegretario, ora però passiamo (sul serio) ai fatti. Grazie e buon lavoro.