I CAMOSCI CHE CONTANO HANNO IL TABLET IN CELLA…..

Ovviamente non dovrebbe essere così, ma vaglielo a spiegare. Vallo a spiegare al boss Armando Lubrano, esponente di spicco del clan Orlando a Quarto e a Marano, provincia nord di Napoli. 

Dalla sua cella nel penitenziario di Cagliari, in cui sta scontando una condanna a 12 anni di reclusione, comunicava così con l’esterno. L’apparecchio, sequestrato dai colleghi, è adesso nelle mani dei carabinieri del Racis, che lo stanno analizzando.

Al vaglio degli inquirenti anche l’ipotesi che, magari grazie a qualche nostro collega infedele, abbia potuto entrarne in possesso.  Parliamo di un criminale molto pericoloso e violento. La prudenza non è mai troppa.

MASTER CHEF CARCERARIO. DOPO IL POLLO “RIPIENO” DI BERGAMO, LO SPEZZATINO CON DROGA A REBIBBIA

A quanto pare la “buona” cucina è apprezzata dai diversamente liberi. Ma quel tipo di cucina di certo non passerebbe il turno a Master Chef. La solita moglie addolorata di marito “camoscio” ha cucinato lo spezzatino all’hashish, ma i colleghi l’hanno “tanata” con facilità e occhio allenato.

I colleghi tra la carne del piatto favoloso hanno trovato ben 50 grammi di hashish. Il pacco, con dentro i generi alimentari, contiene anche altri 10 piccoli involucri riempiti di 5 grammi ognuno. “Erano per tirarlo su di morale” dirà poi al giudice. Ma alla fine alla mogliettina, incensurata da Napoli, non è andata male. È stata liberata ed è tornata a casa con una condanna a due anni, pena sospesa. Il marito galeotto, va detto, è in gattabuia per spaccio di cocaina, entrambi risiedono a Tor Bella Monaca, quartiere periferico di Roma, una zona dove proliferano illegalità e violenza.

“Nessuno mi ha chiesto nulla” ha precisato, forse per non mettere nei guai il marito, in carcere per spaccio di cocaina. “L’avevo visto nervoso agli ultimi colloqui. ” allora ho pensato di tirargli su il morale”. Il marito non è tossicodipendente, precisa davanti al magistrato, ma “fuma hashish e qualche volta assume cocaina”. Anche se in carcere sta seguendo un programma di disintossicazione. In casa della signora neopusher sono stati trovati altri 20 grammi, parte della stessa partita comprata a Napoli per fare un regalo al marito. La donna si giustifica: “Mi sono avanzati perché non entravano in pentola”. Ah, pure………..

AGGRESSIONI, MANCANZA DI DOTAZIONI PER LA DIFESA, POLIZIA PENITENZIARIA ALLO SBANDO. CHE DICE BONAFEDE?

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA AI SENSI DELL’ART. 151-bis 
MARSILIO – Al Ministro della Giustizia.

si chiede di sapere:
quali iniziative urgenti intenda adottare al fine di:
1) assicurare maggiore sicurezza e condizioni dignitose di lavoro agli agenti di Polizia penitenziaria in servizio;

2) assumere nuovo personale in numero almeno sufficiente a coprire le carenze di organico indicate in premessa;

3) costruire nuove carceri e ristrutturare quelle esistenti per aumentare la disponibilità dei posti (invece di perpetrare le vecchie politiche “svuotacarceri”) e degli spazi dedicati alla socializzazione, allo studio, al lavoro e, più in generale, alle politiche di recupero e reinserimento dei detenuti;

4) dotare gli agenti di polizia penitenziaria di appositi dispositivi antiaggressione consentire loro l’utilizzo, come armi di reparto, di quelle comuni ad impulsi elettrici, in analogia a quanto già disposto per l’Amministrazione della pubblica sicurezza e, di recente, ai Corpi di polizia municipale.

MA GUARDA! PERQUISIZIONE CHE VAI, COLTELLO CHE TROVI

Questi benedetti detenuti. Sono così desiderosi di essere “rieducati” che nelle “camere di pernottamento”, dette anche CELLE, nascondono coltelli e altro. Questa volta una perquisizione nel carcere di Sanremo ha fatto scoprire un coltello, ben nascosto ma non tanto da essere notato dai colleghi in servizio. 

Già il ritrovamento di un telefonino, l’ennesimo, all’interno del carcere di Sanremo, stessa sezione, aveva fatto scattare il campanellino d’allarme e così di nuovo i colleghi hanno perquisito gli appartamenti dei criminali in quel di Valle Armea.  

In passato comandante e direttore non avevano mai autorizzato le perquisizioni. Il buonismo e il solito direttore “badante” (il solito Francesco Frontirrè) impedivano il ristabilimento della legalità. Ora il vento è cambiato, almeno in parte, e la polizia penitenziaria torna ad essere la polizia penitenziaria.

IL CASO DI SISSY TROVATO MAZZA. BONAFEDE PROMETTE……MA POI MANTERRÀ?

Noi tutti lo speriamo, e aspettiamo fiduciosi. Di certo l’intervento del Guardasigilli spezza l’indegno silenzio che il suo predecessore, la procura di Venezia e il DAP avevano fatto calare sulla vicenda. “Faremo luce sul caso”. Il ministro Giustizia, Alfonso Bonafede è intervenuto al sit di protesta contro l’archiviazione del caso di Sissy Trovato Mazza, la nostra giovane collega ridotta in stato vegetativo da un colpo di pistola. Prima di restare ferita Sissy aveva denunciato la presenza di droga nel carcere della Giudecca, dove prestava servizio.

“Basta con lo Stato vigliacco che prima si fa servire dai suoi agenti e poi li abbandona, chi indossa una divisa merita rispetto”. Parole dure, di autocritica, sono quelle pronunciate oggi dal ministro Giustizia, Alfonso Bonafede, intervenuto al sit di protesta per il caso di Sissy Trovato Mazza, la nostra collega ridotta in stato vegetativo da un colpo di pistola il primo novembre di due anni fa.

Il ministro ha fatto capolino in piazza Cairoli, a pochi passi dalla sede del ministero, dove si stava svolgendo la manifestazione organizzata dal ‘Comitato civico Sissy la Calabria con te’ per protestare contro l’archiviazione del caso. “Questa famiglia non merita di essere abbandonata, soprattutto perché Sissy ha indossato una divisa e non può essere dimenticata così” ha detto ai giornalisti di fronte a Salvatore e Patrizia Trovato Mazza, rispettivamente il padre e la sorella di Sissy, ai quali ha assicurato la propria disponibilità a riceverli in via istituzionale nelle stanze di via Arenula, il prossimo 6 novembre.

Sono tante le cose di cui dovranno parlare, a partire dal contesto in cui è maturato il tragico episodio. Prima di essere ritrovata riversa nel sangue nell’ascensore dell’ospedale civile di Venezia, dove stava prestando servizio esterno, Sissy aveva denunciato la presenza di droga tra le mura del carcere dove lavorava, l’Istituto di pena femminile della Giudecca e le condotte irregolari di una agente. Un terreno ‘ scivoloso’ sul quale l’amministrazione penitenziaria e per il Ministero si troverebbero a muoversi qualcosa si decidesse di proseguire le indagini. “Non abbiamo paura di ciò che potrebbe emergere da accertamenti e indagini” ha detto Bonafede, alludendo proprio ai traffici denunciati da Sissy prima di restare colpita. “La credibilità dello Stato – ha sottolineato – passa nella capacità di mettere in discussione le proprie certezze”. L’incontro si è concluso con un lungo abbraccio tra papà Salvatore e il ministro.

L’abbraccio tra il padre di Sissy e Bonafede

RIVOLTA NEL CARCERE DI VICENZA. ALCUNI DIVERSAMENTE LIBERI SCATENANO L’INFERNO

Si erano probabilmente accordati per dare fuoco ai loro materassi contemporaneamente sperando in questo modo di scatenare il panico dentro la casa circondariale. I colleghi sono però intervenuti in pochi istanti riuscendo a mettere in sicurezza la terza e la quarta sezione. Negli stessi minuti al carcere sono arrivati anche i vigili del fuoco del distaccamento provinciale che con le bombole d’ossigeno hanno proceduto con le verifiche sul fronte dell’agibilità.
I due delinquenti protestavano perché chiedevano di passare dal più restrittivo regime chiuso a quello che viene definito aperto. Al carcere di Vicenza soltanto qualche giorno fa si era verificata un’altra aggressione.

Nel frattempo il duo B&B va libero e giocondo per la sua strada, infischiandosene della polizia penitenziaria, sempre più “disarmata” e in difficoltà di fronte ad eventi come questo.

STRANIERI UGUALE DEGRADO E VIOLENZA. I CITTADINI DI MESTRE LO SANNO BENE

MESTRE. INCROCIO VIA PIAVE MIRANESE E CIRCONVALLAZIONE ENNESIMA AGGRESSIONE AL PRESIDENTE DI UN’ASSOCIAZIONE CHE SI BATTE PER LA LEGALITÀ NEL TERRITORIO… TUTTO CIO’ HA DELL’INCREDIBILE!!! POSSIAMO SOLO CONSTATARE CHE QUESTA GENTE NON PUO’ FARE PARTE DELLA NOSTRA SOCIETA’ CIVILE.

IL PRESIDENTE LUIGI CORO’ E’ STATO NUOVAMENTE AGGREDITO, LA SUA SOLA COLPA AVER FILMATO 2 MESI FA IL FURTO DI ACQUA IN UNA FABBRICA A MARGHERA. RIPORTIAMO UNA PARTE DI CIO’ CHE E’ ACCADUTO.

ASCOLTATE ATTENTAMENTE LE PAROLE DELL’AGGRESSORE. 

GUARDATE ANCHE LA PARTE FINALE DEL VIDEO DOVE UN UOMO DI COLORE OLTRE AD INSULTARE DICE A CORO’ CHE SI E’ MERITATO LO SPUTO IN BOCCA, OVVIAMENTE QUESTE PERSONE NON FANNO PARTE DELLA NOSTRA SOCIETA’ CIVILE E DEI PRINCIPI FONDAMENTALI SU CUI SI BASA LA NOSTRA SOCIETA’… E CHIARO ED EVIDENTE CHE QUESTA GENTE NON POTRA’ MAI INTEGRARSI CON LA NOSTRA GENTE.

FACCIAMO UN RICHIAMO A MATTEO SALVINI ED ANCHE AL SINDACO BRUGNARO. 

IL CITTADINO ITALIANO HA PAURA DI CAMMINARE PER LE PROPRIE STRANDE SIA DI SERA CHE DI NOTTE…. SIAMO OLTRE IL LIMITE!!!

E RITORNIAMO A PUNTUALIZZARE CHE NON ABBIAMO VISTO ALCUN TIPO DI ASSISTENZA AL CITTADINO OFFESO DA PARTE DI CHI E’ INTERVENUTO IN QUEL MOMENTO A COSTATARE IL BISOGNO DI ASSISTENZA.

CINQUE NOSTRI EX COLLEGHI NEI GUAI PER FALSITÀ IDEOLOGICA IN ATTO PUBBLICO

Nell’ambito delle attività di controllo predisposte dal questore di Vibo Valentia, finalizzate a verificare l’effettiva sussistenza dei requisiti psicofisici dei soggetti già detentori di armi, ovvero richiedenti la licenza di porto d’arma, il personale del Commissariato di polizia di Serra San Bruno ha portato a termine una significativa indagine. Da un controllo sulla validità della certificazione sanitaria allegata alle istanze di rinnovo del titolo, è emersa la sistematica omissione di pregresse patologie di natura psichica, la cui indicazione sarebbe stata ostativa alla concessione: l’attività ha condotto alla denuncia a piede libero, per falsità ideologica in atto pubblico, di cinque cittadini residenti nelle Serre, tutti ex dipendenti della Polizia penitenziaria.

Sempre nell’ambito degli stessi controlli è emerso che ad un soggetto, dichiarato invalido all’attività lavorativa per patologie di natura psichica, era stato rilasciato un certificato medico attestante l’assenzadi tali patologie per poter ottenere il titolo di polizia. Emblematico il fatto che era stato il medesimo sanitario ad aver precedentemente attestato, per lo stesso soggetto,condizioni psichiche tali da valergli il riconoscimento dell’invalidità al lavoro. Entrambi sono stati, pertanto,denunciati, il primo per falsità ideologica in atto pubblico ed il medico per falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in certificati o autorizzazioni amministrative. Nei confronti di tutti i titolari di porto di fucile si è provveduto alla revoca del titolo, al ritiro cautelativo delle armi possedute e ad inoltrare alla Prefettura proposta di divieto di detenzione armi e munizioni.

IL DRONE CHE PLANÒ E POI CADDE SUL CARCERE DI TARANTO

In un drone precipitato mercoledì sera all’interno del carcere di Taranto, i colleghi hanno trovato droga nascosta in alcuni wurstel e due microtelefoni cellulari completi di cavetto di ricarica USB. Probabilmente cellulari e stupefacenti erano destinati a detenuti al terzo piano del carcere. 

A quanto pare i diversamente liberi e i loro fiancheggiatori esterni, in fatto di tecnologia, sono al passo con i tempi a differenza dell’amministrazione penitenziaria che per problemi di disorganizzazione e di disattenzione costringe la polizia penitenziaria a mantenere a livelli di formazione e ausili tecnologici da terzo mondo.

Era un piano ben costruito: diversivo di fuochi artificiali fatti esplodere all’esterno del carcere, mentre il piccolo drone veniva guidato nel posto giusto, attraverso la fiammella di un accendino che il detenuto aveva acceso dalla finestra della propria cella. L’apparecchio, prima di arrivare a destinazione, è però incappato in alcuni fili ed è caduto permettendo all’UNICO e UBIQUO collega di servizio al piano (tre sezioni e circa 200 detenuti) di accorrere e dare l’allarme.