SICUREZZA. MENO MALE…CALANO GLI IMMIGRATI NELLE STRUTTURE DI ACCOGLIENZA

“Alla fine del 2017 (governo di centrosinistra) gli immigrati presenti nelle strutture in quel di Bari erano in tutto 2.791, diventati 2.383 all’inizio del 2018 (governo di centrosinistra). Ora sono 817 (Lega al governo), eppure gli amministratori del Pd si preoccupano perché temono di ritrovarsi troppi immigrati. Posso rassicurarli: il Pd non tocca palla, e quindi le invasioni, i ghetti e le strutture disumane zeppe di stranieri sono un lontano ricordo”.

Lo afferma il ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Secondo i dati forniti dal Viminale, l’1 dicembre 2017 i centri temporanei attivi in provincia di Bari erano 14, con un totale di 1.122 immigrati che si sommavano ai 1.669 nel Cara di Bari Palese, lo stesso che nell’estate 2017 registrò il record di 1.945 ospiti.

Il primo gennaio 2018 i centri temporanei attivi a Bari erano 20 con una presenza di 1.341 persone, che si sommavano alle 1.042 del Cara cittadino. Ora, nell’unico Centro di accoglienza straordinario ci sono 42 immigrati mentre nel Cara sono 775.

NELLA REPUBBLICA CECA IL SERVIZIO PENITENZIARIO È EFFICIENTE E AMATO DALL’OPINIONE PUBBLICA…

Abbiamo molto da imparare, specie da amministrazioni penitenziarie come quella della Repubblica Ceca. 

Bisogna dire che il servizio penitenziario ceco ha svolto un ottimo lavoro negli ultimi anni. E, a differenza del nostro, il servizio penitenziario ceco è amato e rispettato dalla popolazione. Merito questo, di campagne promozionali articolate tra la gente, con dimostrazioni, interventi nelle scuole, e persino aiuti concreti verso quelle fasce di popolazione più deboli. Pochi si aspetterebbero che un servizio carcerario sia l’unico a muoversi tra il sociale, ma è davvero così. Il servizio penitenziario oggi aiuta le città, aiuta gli asili nido, i detenuti vengono utilizzati per riparare o fabbricare giocattoli per le case dei bambini, per le famiglie socialmente deboli, oltre ad altre iniziative volte al sostegno delle classi disagiate. L’opinione pubblica ceca ha una grande opinione della Vezenska Sluzba. Altro mondo.

ANCHE IN FRANCIA VANNO DI MODA I CALL CENTER NON AUTORIZZATI…

Un padre e sua figlia sono stati processati per aver passato due SIM card e un telefono al fratello maggiore detenuto nella prigione di Laon.

Il caso sembrerebbe banale, ma la ragione per la detenzione dell’uomo non lo è. Infatti – scrivono i colleghi francesi – l’uomo sta scontando una condanna di 2 anni per sospetta appartenenza a una rete terroristica. Questo è il motivo per cui l’accusa ha preso particolarmente sul serio questo caso. Il padre, interrogato dal magistrato, non ha mai riferimento alle “attività” di suo figlio. Il 52enne ha spiegato semplicemente che voleva comunicare con suo figlio. Lui nega di aver consegnato un telefono, ammette solo che ha dato una scheda SIM a suo figlio.

I COLLEGHI FRANCESI CI SCRIVONO…

IN ITALIA I DETENUTI FANNO QUELLO CHE VOGLIONO…IN FRANCIA INVECE NON SI CEDE ALLE LORO PREPOTENZE. MINISTRO CHIACCHERONE E SORRIDENTE, LEGGA QUESTA NOTIZIA E IMPARI!

Prigione di Val-de-Reuil: un detenuto si arrampica su una recinzione della prigione, interviene l’ÉRIS!

L’allarme generale è scattato due ore fa, un detenuto assegnato all’edificio F del penitenziario ha approfittato dell’ora d’aria per scalare la recinzione del campo sportivo. Il detenuto è rimasto bloccato in cima alla recinzione. La protesta per chiedere un trasferimento ad altro istituto. Nonostante i tentativi di negoziazione tra i vertici della prigione e il detenuto, l’uomo si è rifiutato di scendere. Allora sono arrivati gli Eris.

Le squadre regionali di risposta alle emergenze di Rennes (ERIS) sono intervenute per porre fine all’incidente. In Francia si agisce, in Italia ci lascia sopraffare dalle richieste dei criminali……

I DATI DI LIBERA SU MAFIA E CORRUZIONE

Presentata a Romaun’indagine dell’associazione Libera sulla percezione degli italianiin materia di mafie e corruzione. Solo il 38% ritiene le mafie “unfenomeno preoccupante” e “socialmente pericoloso”. Per l’8,5%sono diffuse in tutta Italia, ma per la maggioranza degliintervistati riguardano solo il sud. La corruzione è “radicata”ma l’80% ha paura di denunciare.

Cosa dice il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho

“Su mafie e corruzione c’è spesso poca attenzione da parte della politica”. Eppure si tratta di “una patologia che colpisce il Paese nel quale la corruzione dilaga perché vi è una mafia che esercita un controllo molto preoccupante anche sull’economia e sulla politica”. “Non sento attenzione su questi fenomeni, non sento parlare della necessità di contrastarli, ma mafie e corruzione – avverte– non riguardano solo la Dna, l’Anac o la magistratura. Sono anzitutto una questione politica ed è dalla politica che deve partire un ordine fermo: stop alla corruzione, chi denuncia deve essere difeso, la mafia va annientata”.

BONAFEDE GIRA E RIGIRA, IL TOUR A SORPRESA DEL SORRIDENTE GUARDASIGILLI


Le pratiche virtuose, le definisce lui. Insomma per Bonafede il centro penitenziario di Secondigliano è un albergo a cinque stelle. Contento lui. Questa è stata la prima tappa del turismo a sorpresa del Guardasigilli, tra galere, tribunali e corti d’appello. E la propaganda viene dispensata a piene mani: “Nonostante nessuno si aspettasse il mio arrivo, ho ricevuto una bellissima accoglienza”, ha detto il guardasigilli al termine della visita. Nella complessa realtà di quel penitenziario, che ospita circa milletrecento detenuti, Bonafede racconta di aver visitato la struttura, di aver parlato con la dirigenza, con gli agenti e gli operatori, con una delegazione di detenuti e con i medici. E’ vero, Secondigliano appartiene alla categoria dei “meno peggio”, rispetto alla “normalità” del nostro sistema carcere. C’è da chiedersi per quale motivo abbia scelto di incominciare il tour dal complesso napoletano. Intanto, mentre il “turista” viaggia invitto e sorridente, sempre positivo, non cessano le aggressioni, di cui il nostro ministro pentastellato non dà alcun cenno. “Ma cosa dovevano dire i detenuti?”, scrive un collega di Trapani. “Meglio di come sono trattati cosa vorrebbero di più? Il ministro parli con il personale di polizia penitenziaria che ogni giorno lotta contro tutto e tutti!!! Ma di cosa ci vuole parlare? Vuole dire – aggiunge il nostro collega – che tutto fila dritto in tutti i penitenziari? Caro Ministro la finisca, e tocchi con mano la vera realtà!!!!! Io lo aspetto a Trapani!!! Non vedo l’ora!!!”

I COLLEGHI “CAMBIACASACCA”….

Eh si, oggi qui, domani là…..

Per esempio al Cavadonna, carcere di Siracusa, quelli che da Sinappe il 2017, a Ugl nel 2018, poi ritornano il 2019 al Sinappe, il bello è che c’è chi salta il fosso con loro e poi pretende aiuto da altri……. Nella polizia penitenziaria c’è ancora chi spera nel sindacato? Ma no, oggi soltanto tessere di comodo. Quelli che “4 tessere sono meglio di una”, quelli che “disdetta disdetta” e poi muti e rassegnati, quelli che “il sindacato mi aiuterà a……”, naturalmente intendendo privilegi e non diritti tutelati, insomma nel Corpo, in questo Corpo pieno di ulcere e devastazioni, va in onda il “blind trust”. Ovvero l’affidamento cieco del patrimonio personale al sindacato, sperando che risolva qualcosa. Non dimentichiamolo: la crisi del sindacato è anche, più propriamente, crisi della polizia penitenziaria. Che retrocede, non progredisce. E se le cose non vanno, è perchè l’abbiamo sciupata. Saremo capaci di tenerla in vita?

Due nostri colleghi intervengono in soccorso di un’anziana donna.

Un’anziana se l’è vista brutta, pochi giorni fa, in via Dante, ad Alessandria: un uomo e una donna l’hanno affrontata, chiusa all’angolo e minacciata per farsi dare ciò che aveva nella borsa. La pensionata ha provato a balbettare che non aveva nulla, che la lasciassero in pace, che non le facessero del male, ma la coppia, con arrogante baldanza accesa dall’alcol e brandendo una bottiglia e un bastone come armi, era intenzionata a non desistere. Mancava poco alle 19, non era ancora buio, ma c’era poca gente per strada. La signora era spaventata dalle parole e dai gesti dei balordi, che minacciavano anche di ucciderla.

Poco distante, il poliziotto Raffaele Viscardi, assistente capo che lavora all’ufficio di gabinetto della questura, in quel momento libero dal servizio, intuiva che l’anziana si trovava in difficoltà e interveniva immediatamente. Non appena, però, si qualificava, veniva insultato e picchiato da entrambi i balordi; la donna, con rabbioso vigore, addirittura lo mordeva a un braccio.

Si univano, per cercare di placare la furia alcolica della coppia e sedare la furiosa colluttazione, due agenti di polizia penitenziaria, gli assistenti Luminare e Monachini, anche loro in quel momento fuori servizio. Poco dopo, arrivavano i poliziotti delle volanti che prendevano in consegna i due; difficoltoso, comunque, quietarli, infatti, opponevano resistenza passiva persino al momento di essere caricati a bordo delle auto per essere portati in questura.

Adesso aspettiamo un riconoscimento per i due eroi della penitenziaria visto che il Questore ha elogiato il collega della Questura.