L’IRPEF E LE FORZE DI POLIZIA, COME STANNO LE COSE?

Via alla riduzione Irpef per le Forze Armate e di Polizia con reddito inferiore ai 28.000€; sarà però sul solo trattamento accessorio (comprensivo delle indennità di natura fissa e continuativa).

È in arrivo il decreto del Consiglio dei Ministri con il quale verrà data attuazione di quanto stabilito dal riordino delle carriere in merito alla riduzione dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef). Vediamo di che si tratta: il decreto legislativo 95/2017 (“Nuove disposizioni in materia di revisione dei ruoli delle Forze di Polizia”), nell’articolo 35 II comma, ha stabilito che per il personale in divisa con reddito non superiore ai 28.000€ (una minoranza quindi) bisognerà procedere con una riduzione Irpef, nonché delle addizionali regionali e comunali, per il trattamento accessorio, comprensivo delle indennità di natura fissa e continuativa.

Nel testo del riordino delle carriere di Forze Armate e di Polizia ci si limita a stabilire che “al personale delle Forze di Polizia e delle Forze Armate titolare di reddito complessivo di lavoro dipendente non superiore, in ciascun anno, a 28.000€” va riconosciuta sul trattamento economico accessorio – comprensivo delle indennità di natura fissa e continuativa, una riduzione dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e delle addizionali regionali e comunali.

Ora spetterà al Consiglio dei Ministri approvare un decreto con il quale si stabiliscono modalità e misura della riduzione, per la quale sono stati stanziati 53 milioni di euro già per il 2018.

Come qualcuno saprà, l’aliquota Irpef per i redditi fino a 28.000€ è pari al 27% (ma per la quota inferiore ai 15.000€ è del 23%) e che resterà tale sulla retribuzione fissa mentre varierà per il trattamento accessorio.

PERÒ…..LA NONNINA MENA…

Londra, una via del centro, in pieno giorno. Un gruppo di rapinatori tenta la classica “spaccata” con un vero e proprio assalto alle vetrine di un negozio. Ma il tentativo è destinato a fallire. Arriva la polizia? No, guardate il video….

BASTA CON I PARCHEGGIATORI ABUSIVI, ORA LI ASPETTA IL CARCERE…

Lo prevede infatti il dl Salvini, varato dal Consiglio del Ministri e già passato all’esame del Senato. Ora manca solo il via libera della Camera, poi le norme sulla sicurezza e l’immigrazione saranno definitivamente legge. Tra le tante questioni affrontate nel decreto ce n’è una che era passata quasi inosservata. Chi passa le giornate a fare il parcheggiatore abusivo e a chiedere monetine in cambio di una indicazione su dove posteggiare l’auto, ora rischia di finire dietro le sbarre. Questa particolare (e illegale) attività non sarà più soltanto un illecito amministrativo (sanzionabile al massimo con un Daspo urbano), ma diventerà un fatto che cade nel penale. Quindi si rischia fino a un anno di detenzione nel caso si verifichino le condizioni previste dalla nuova normativa.

Il dl Salvini, infatti, come riporta Altalex prevede il reato di “esercizio molesto dell’accattonaggio”: chi con insistenza chiede soldi in carità rischia da uno a tre anni di carcere. Il massimo della pena può arrivare se vengono utilizzati minori per racimolare monetine. Con questa stretta, arriva però anche la battaglia ai parcheggiatori abusivi: in questo caso restano le sanzioni pecuniarie da euro 771 ad euro 3.101 (che però non vengono mai pagate, visto che gli interessati si dichiarano nullatenenti), ma con l’aggiunta del carcere in alcuni casi particolari: carcere che sarà da sei mesi a un anno, più una multa da 2.000 a 7.000 euro e la confisca delle somme percepite La pena scatta in due casi: che venga utilizzato un minore e quando l’abusivo sia stato già in passato preso o multato a chiedere soldi agli automobilisti.

Nel testo si legge infatti che “salvo che il fatto costituisca reato, coloro che esercitano senza autorizzazione, anche avvalendosi di altre persone, ovvero determinano altri ad esercitare senza autorizzazione l’attività di parcheggiatore o guardiamacchine sono puniti con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 771 ad euro 3.101. Se nell’attività sono impiegati minori, o se il soggetto è già stato sanzionato per la medesima violazione con provvedimento definitivo, si applica la pena dell’arresto da sei mesi a un anno e dell’ammenda da 2.000 a 7.000 euro. È sempre disposta la confisca delle somme percepite, secondo le modalità indicate al titolo VI, capo I, sezione II”.

ROMA. LA METRO OSTAGGIO DELLO SPACCIO, da “Il Giornale”

di Elena Barlozzari e Alessandra Benignetti

Roma, spaccio a due passi dalla metro di Conca d’Oro. I residenti: “Qui è come San Lorenzo”

Anche a Conca d’Oro, nella zona nord della Capitale, è emergenza spaccio. La piazza che circonda la stazione della metropolitana brulica di tossici e sbandati e i residenti temono che il quartiere si trasformi in una nuova San Lorenzo

Un frammento video di pochi secondi restituisce l’immagine dell’ennesima periferia romana: due tossici si iniettano la loro dose di eroina in pieno giorno. Tecnicamente siamo nel quadrante nord della Capitale. Non distante da qui ci sono le vetrine di viale Libia e le villette del quartiere Coppedè. Eppure i giardini che circondano la fermata della metropolitana Conca d’Oro, inaugurata da appena sei anni, sono un sobborgo dell’anima.

Decine di tossicodipenti e alcolizzati li percorrono alla ricerca di un luogo più o meno nascosto dove dare sfogo alle proprie dipendenze. È un viavai di angoscia e disperazione che va avanti a tutte le ore del giorno e della notte. A terra le tracce di questo passaggio sono evidenti a chiunque voglia raggiungere lo snodo ferroviario. La gente ormai si è rassegnata a fare lo slalom tra siringhe usate, confezioni di anti-depressivi e bottiglie rotte. Solo di siringhe, noi, ne abbiamo contate quattro ed una era abbandonata proprio davanti all’uscita della metropolitana.

C’è persino chi sostiene di averne individuate “quasi centocinquanta in una settimana”. È Andrea Iacovitti, vicepresidente del comitato Le Valli-Conca d’Oro, che chiede ai media di puntare i riflettori anche su questa zona perché “per quanto riguarda vendita e consumo di stupefacenti ed alcolici non è da meno di San Lorenzo”. A recapitare la droga, secondo una ricostruzione fatta dall’esponente di Fratelli d’Italia, Manuel Bartolomeo, sarebbero “pusher stranieri che arrivano da altre zone della città proprio con la metro”. E lo spaccio, gli fa eco Iacovitti, “avviene negli esercizi che circondano la piazza: pizzerie, bar, minimarket” e “in molti casi gli esercenti sono conniventi”. Sono gli stessi che, denuncia, “in barba alle ordinanze del sindaco continuano vendere alcolici fino a tarda ora”. In effetti non è difficile notare come fuori da alcune serrande stazionino capannelli di persone visibilmente emaciate e barcollanti. È composto da cinque uomini il gruppetto in cui ci imbattiamo verso le tre del pomeriggio. Si sono radunati di fronte ad un bar della zona e uno di loro, un italiano sulla quarantina, lo abbiamo visto qualche ora prima mentre si dirigeva in farmacia. Impossibile non notarlo: probabilmente in preda ad una crisi di astinenza, ha tagliato il piazzale della metro a passo svelto e con le braccia che roteavano in aria in modo ossessivo.

Ed è proprio il farmacista da cui si è “rifornito” di siringhe a confermarci che quell’uomo è “uno dei tossicodipendenti del quartiere”. Un habitué che frequenta i giardini di Conca d’Oro e le farmacie limitrofe da anni. “È veramente complicato – spiega allargando le braccia – avere a che fare con loro: sono insofferenti ed instabili”. Il rischio, insomma, è di dire o fare qualcosa di sbagliato ed “inasprire i rapporti”. Ecco perché in questa farmacia le siringhe vengono regalate ed ai tossici viene concesso di salare la fila. Un sistema che serve anche a mettere al riparo l’esercizio da eventuali rapine.

“Nella zona – racconta il farmacista – sono state prese di mira diverse farmacie e spesso si è trattato di tossicodipendenti alla ricerca di soldi per compare la droga”. E non è un caso che anche gli scippi siano abbastanza frequenti e che “le vecchiette del quartiere abbiano paura ad uscire di casa”. Due giorni fa, ad esempio, è toccato ad una ragazza. Lo racconta lei stessa sulla pagina Facebook del comitato Le Valli-Conca d’Oro: “Sono stata rapinata questa mattina in viale Val Padana da due uomini con la pelle olivastra”. Il suggerimento è quello di “fare attenzione”, perché anche questo fazzoletto di città è diventato terra di nessuno.

IL VIMINALE HA DECISO DI RAZIONALIZZARE LE SCORTE. ECCO IL PIANO DEI DISPOSITIVI DI PROTEZIONE

Sono al momento 585 le scorte operative, di cui 15 per personalità per cui c’è massima allerta. Sono proprio fonti del ministero dell’Interno che ci riferiscono che nella giornata di ieri nel corso del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica hanno avviato una verifica dei dispositivi di protezione per evitare errori di valutazione e per prevenire abusi e sprechi.

Ecco alcuni dati, sempre a cura del Viminale: le scorte che sono oggi occupano complessivamente 2.072 unità delle forze dell’ordine. 910 poliziotti, 776 carabinieri, 290 finanzieri e 96 operatori della Polizia Penitenziaria. Quattro le categorie dei dispositivi di protezione, divise in base al livello del rischio. Quello più elevato riguarda oggi 15 persone e impegna 171 agenti. Mentre 57 cittadini hanno la protezione di ‘secondo livello’: una scorta su auto specializzata (383 agenti in tutto) composta da più mezzi. Altri 276 cittadini, invece, godono della tutela su auto specializzata di terzo livello (823 agenti impiegati), mentre 237 hanno una tutela su auto non protetta, vale a dire una scorta di quarto livello che coinvolge 695 operatori. Dei 585 nomi protetti dallo Stato, dicono ancora dal Viminale, quasi la metà (277) sono magistrati, poi ci sono i leader politici nazionali e locali (69) e i dirigenti d’impresa (43). Nell’elenco compaiono anche 21 giornalisti e 18 esponenti governativi. A livello regionale, il maggior numero di scorte si concentra nel Lazio e in Sicilia, rispettivamente con il 31,6% e il 21,9% delle misure di protezione nazionali. Seguono Calabria (12,5%), Campania (12%), Lombardia (7,2%). Oltre ai servizi di scorta, lo Stato mette a disposizione anche 38 servizi di vigilanza fissa con 221 persone impegnate: 18 poliziotti, 56 carabinieri e 147 unità dell’esercito.

I COLLEGHI DI SPOLETO SALVANO LA PELLE AL SOLITO DIVERSAMENTE LIBERO SUICIDA

Questo criminale, un tunisino piuttosto difficile da gestire, a Spoleto dopo esser stato cacciato da altri penitenziari del distretto tosco-umbro, stavolta invece di fare il solito casino, ha pensato che tutto sommato era meglio farla finita. Ed ecco che dunque tenta di esalare l’ultimo respiro impiccandosi alle grate della finestra della sua “camera” di pernottamento. Uno dei nostri se ne accorge e lo spicca in pochi attimi. Il diversamente libero, pur salvato, ora è ricoverato in ospedale e tenuto sotto stretta osservazione, piantonato dai nostri colleghi spoletini. La reclusione di Spoleto ormai – ci riferisce un collega che lavora lì – è la discarica del distretto. Tutti i detenuti più rompiscatole finiscono a Spoleto, dove naturalmente in una maniera o nell’altra, riprendono subito a creare problemi al personale. Affollando all’inverosimile il carcere. Bene, continuiamo così, facciamoci del male…….

LE VOCI SUL TOTODIRIGENTI “CIVILI” AL DAP….

Il DAP a Roma

Mentre la speranza di cancellare una volta per tutte la solita dirigenza civile e aliena alla polizia penitenziaria, ci sono diversi boiardi di regime pronti a cambiar poltrona, sempre con lauti emolumenti e privilegi di casta. Da quello che siamo riusciti a sapere su alcune “posizioni” il primo che lascerà il palazzo degli inciuci di Largo Daga a Roma, sarà il meduriano per eccellenza Pietro Buffa, che dovrebbe passare a capo del PRAP di Milano. Scade anche Riccardo Turrini Vita, che tuttavia non dovrebbe mollare casa DAP. A gennaio 2019 scadenza per Luigi Pagano, provveditore Lombardia, Gianfranco De Gesu, provveditore Sicilia, e Maurizio Veneziano, provveditore della Sardegna. A febbraio 2019 scade l’incarico di Carmelo Cantone come provveditore della Puglia. E ad aprile, infine, scadono i contratti di Cinzia Calandrino, provveditore Lazio, Abruzzo e Molise, e Lucia Castellano, direttore generale esecuzione penale esterna. Le “regge” più ambite dai boiardi civili sono tre: Direzione Generale del Personale, PRAP di Roma e Milano. I brokers danno dunque Buffa a Milano, Gianfranco De Gesu (oggi a Palermo) andrebbe al PRAP capitolino, mentre l’attuale reggente Calandrino volerebbe a Palermo. Carmelo Cantone (che conosciamo bene sin dai tempi in cui era direttore a Rebibbia) potrebbe essere il prossimo direttore del personale e delle risorse, succedendo dunque a Buffa. Girano anche altre voci di cui però non abbiamo conferme. Ora si tratta solo di aspettare. Spettatori impotenti, nel vedere il clan dei boiardi di stato (civili) spartirsi privilegi e potere, mentre quelli che indossano l’uniforme della polizia penitenziaria…..

FINALMENTE SCAGIONATI ANCHE IN APPELLO I COLLEGHI DI MESSINA, ACCUSATI DI AVER FAVORITO ALCUNI DETENUTI

Particolare del carcere di Messina

Nessun favore ai detenuti. I nostri colleghi erano stati accusati di aver consentito ad alcuni detenuti del carcere di Gazzi, in particolare a nomi “pesanti” della mala locale, di comunicare con l’esterno attraverso pizzini o godere di altri vantaggi, dalla possibilità di reperire droga anche in cella o quella di potersi muovere più o meno liberamente all’interno delle mura circondariali.

Nella tarda serata di ieri la Corte d’Appello di Messina, ha assolto con formula piena (perché il fatto non sussiste) Carmelo Scilipoti, Salvatore Strazzeri, Francesco Giunta, Carmelo Cutropia e Domenico Pantò.

Come qualcuno ricorderà l’indagine era partita anni prima, quando vennero arrestati i vertici dei clan della zona sud cittadina, allora impegnati in una nascente “faida” che nel giro di pochi mesi aveva già fatto parecchi morti e minacciava di allargarsi, se non fossero intervenute le retate delle forze dell’Ordine. Intercettati in carcere, le conversazioni tra loro avevano dato adito ai sospetti sui nostri colleghi in servizio nella casa circondariale cittadina.

Nel 2006 scattarono gli arresti e l’operazione venne battezzata “Ricarica” proprio per la scoperta di un cellulare in uso ai detenuti. Agli atti dell’inchiesta, anche il progetto di uccidere un altro boss a piede libero, ordito dai malavitosi rinchiusi in cella.

IMPONEVANO IL PIZZO PER IL SOSTEGNO ECONOMICO IN CARCERE AI DETENUTI DEL CLAN

E’ il risultato di una indagine dei carabinieri della Compagnia di Mondragone che ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Napoli per Vittorio Vitale, 47 anni, Antonio Razza, 42 anni, e Giovanni Pellegrino, 31 anni, che devono rispondere, a vario titolo, di reati tra cui l’associazione a delinquere di stampo mafioso.

L’inchiesta e’ partita a settembre 2016 per concludersi ad aprile 2017, portando alla luce l’esistenza di un organizzato sodalizio criminale che si occupava del controllo delle attività economiche anche attraverso la gestione monopolistica di interi settori imprenditoriali e commerciali, soprattutto attraverso estorsioni agli installatori di slot machine nel comune di Mondragone, giustificando la richiesta di denaro con il sostentamento degli affiliati al clan in quel momento storico detenuti. Per gli inquirenti Vitale era a capo del gruppo, mandante e beneficiario di tutte le illecite attività compiute sul territorio, e si occupava della pianificazione degli illeciti che portavano denaro nelle casse del clan.

LA “RISORSA” NEPALESE FA CASINO NEL CENTRO DI ACCOGLIENZA, SPACCANDO TUTTO E INSULTANDO GLI OPERATORI

Un centro di accoglienza

E’ un nepalese (ma cazzo c’entrano i nepalesi? Da cosa fuggono?) l’energumeno che in preda ad una furia feroce, ha messo letteralmente a soqquadro alcuni locali del centro di Verona in via del Pontiere. Stando a quanto riportato dagli inquirenti, il fatto è avvenuto in pieno mattino all’interno della struttura comunale nel centro storico. Non sono state del tutto chiarite le ragioni che possano aver scatenato la furia dello straniero, poi identificato come un nepalese di 23 anni. Secondo le ultime notizie riportate, alla base del raptus ci sarebbero questioni di denaro. Ad un certo punto l’extracomunitario deve aver sentito una risposta a lui poco gradita, ed in breve è divenuto violento.

Accecato dalla rabbia, il nepalese se l’è prima presa con i dipendenti, insultandoli ed urlando contro di loro, e poi si è accanito contro tutto ciò che gli capitava sottomano. Mobilia e complementi d’arredo sono andati letteralmente distrutti, travolti dalla frenesia del 23enne, così come i vetri di parecchie finestre, contro i quali è stato scagliato ogni genere di oggetto.

Il culmine lo si è raggiunto quando il giovane, ad un certo punto, ha afferrato un peso da 5 kg e lo ha scaraventato verso una delle vetrate. L’attrezzo è precipitato in strada finendo dritto sul parabrezza di un’auto in sosta all’interno della quale, fortunatamente, non si trovava nessuno.

Soltanto l’arrivo dei poliziotti ha placato la violenta risorsa, riportando la calma. Il 23enne è stato caricato su una volante e portato negli uffici della questura di Verona. Qui è stato identificato ed in seguito denunciato a piede libero per il reato di danneggiamento e lancio di oggetti. Ora un calcio nel culo e fuori dall’Italia. Andasse a rompere i coglioni a casa sua in Nepal.