LA GRANDE VITTORIA PATRIOTTICA CONTRO IL NAZISMO. IN RUSSIA FERVONO LE CELEBRAZIONI PRIMA DELLA PARATA DEL 9 MAGGIO

Museo statale di storia di San Pietroburgo, Monumento agli eroici difensori di Leningrado, una solenne presa di giuramento di un dipendente della Direzione degli affari interni della Federazione Russa da parte dei dipendenti della polizia. L’evento si è svolto nella Direzione principale del Ministero degli affari interni della Russia per la città di San Pietroburgo e la regione di Leningrado, in coincidenza con il Giorno della Vittoria.

All’evento hanno partecipato 40 dipendenti. Il capo del museo e il comandante del reggimento di polizia hanno tenuto discorsi celebrativi.

I DIPENDENTI DELL’UFSIN HANNO ONORATO LA MEMORIA DEL VETERANO DEL SISTEMA ESECUTIVO PENALE DELLA REGIONE DI MURMANSK – RAPPRESENTANTE DI UNA GENERAZIONE DI VINCITORI

Alla vigilia della grande festa, i dipendenti del centro di detenzione preventiva di Murmansk sono venuti nel vicolo della gloria per mettere le cose in ordine nel luogo di sepoltura del veterano del centro di detenzione preventiva-1, che partecipò alla Grande Guerra Patriottica contro l’invasore nazista. Si tratta di Pavel Vasilyevich Khudyakov, alla cui memoria sono stati deposti fiori. Pavel Vasilyevich Khudyakov è morto all’età di 94 anni l’8 marzo 2017. Era l’ultimo veterano del servizio penitenziario federale di Murmansk, un partecipante alla Grande Guerra Patriottica, un testimone oculare della grande storia della Russia. Pavel Vasilyevich iniziò il suo viaggio lungo le “ardenti strade della guerra” sul “fronte del lavoro”, lavorando nel disboscamento in Carelia. Ha servito come cadetto nel 12 ° reggimento di artiglieria di riserva del distretto militare settentrionale. Quindi la 44a brigata meccanizzata della divisione di artiglieria del Fronte del Don, fu gravemente ferito due volte. Dopo la fine della guerra ha prestato servizio nel 9 ° reggimento di addestramento per carri armati a Vladimir. Dimesso dall’esercito nel 1947 con il grado di sergente maggiore. Ha ricevuto l’Ordine della Stella Rossa, l’Ordine di Prima Classe della Guerra Patriottica, l’Ordine della Stella d’Argento, due medaglie al Coraggio, la medaglia alla Vittoria sulla Germania e il distintivo “Eccellente Artigliere”.

Pavel Vasilyevich ha iniziato a prestare servizio nel sistema penitenziario come agente, poi ha lavorato a lungo in un centro di detenzione preventiva. Si è ritirato nel 1978, con il grado di maggiore del servizio interno. Successivamente è stato promosso al grado di tenente colonnello del servizio interno. Il nome del soldato veterano in prima linea Pavel Vasilyevich Khudyakov è incluso nel Libro d’Onore del Servizio Penitenziario Federale della Russia nella regione di Murmansk.

SICUREZZA NELLE CITTÀ. ROM BRAVA GENTE? MAH……

di Francesca Galici (il Giornale.it)

Il quartiere di Milano Rogoredo, nonostante i proclami dell’amministrazione comunale di Beppe Sala, continua a presentare tante, troppe, problematiche. I cittadini di questo quadrante di Milano sono esasperati per le condizioni in cui versa il quartiere, noto alle cronache per essere una delle più grandi piazze di spaccio d’Italia. Silvia Sardone ha denunciato già in diverse occasioni lo stato in cui versa il quartiere e tutte le sue criticità ed è tornata lì per continuare a mostrare quali siano i problemi, nonostante l’annunciata riqualificazione. L’eurodeputata e consigliere comunale in forza Lega è tornata in quel quartiere, esattamente in via dei Pestagalli, dove i palazzi dismessi sono ora in mano ad occupanti abusivi di origine rom.

L’occupazione dei palazzi

“Come sempre avviene dopo uno sgombero, seppur rari sono stati quelli eseguiti durante il mandato di Sala, il rischio è quello di nuove occupazioni abusive immediate. A pochi passi dal campo rom irregolare di via Bonfadini ci sono tre grossi edifici dismessi, già in parte occupati, che potrebbero diventare molto appetibili per i nomadi appena cacciati dalle loro baracche e villette”, ha detto Silvia Sardone. Infatti, l’eurodeputata ha spiegato la situazione dei palazzi di via dei Pestagalli, che “oltre all’ex sede dell’Intendenza della Finanza di via Medici del Vascello, sono in mano a gruppi di romeni che si sono costruiti delle vere e proprie abitazioni all’interno come ho potuto constatare durante un recente sopralluogo”.

Il degrado generale della zona è descritto dalle parole del consigliere leghista: “Ho trovato anche cumuli di batterie e pezzi elettronici smembrati, probabili proventi di furti, oltre a sporcizia ed enormi quantità di rifiuti. Queste strutture sembrano anche pericolanti e in più occasioni sono scoppiati incendi in seguito ai roghi degli occupanti per smaltire l’immondizia”. Una situazione diventata ormai insostenibile per residenti, “a dir poco vergognosa”, sottolinea Silvia Sardone, che “rischia di diventare esplosiva nei prossimi giorni se la sinistra non sarà in grado di esercitare le proprie funzioni in termini di sicurezza”.

“Aumentare i controlli”

La gestione di questa situazione da parte del Comune non è adeguata, stando a quanto sottolinea l’eurodeputata: “Il Comune di Milano si è attivato coi servizi sociali per offrire ai rom sgomberati delle soluzioni abitative ma non tutti le hanno accettate. Dove sono finiti? Hanno già occupato i palazzi vicini o le case popolari come loro solito? Si sono creati baracche abusive in qualche altra area dismessa?”. È necessario implementare i controlli e la sorveglianza di questo quartiere, da troppo tempo nelle mani di individui che vivono ai limiti della legalità. “enso che il minimo che il Comune possa fare sia incrementare i passaggi della polizia locale in questo quartiere fantasma per scongiurare nuovi prevedibili atti di illegalità e abusivismo”, ha concluso Silvia Sardone.

DETENUTI SEMPRE PIÙ VIOLENTI E AGGRESSIVI, ALTRO CHE PORTARE LA COSTITUZIONE NELLE CARCERI. CI VOGLIONO MANGANELLO E OLIO DI RICINO

E la nave va……carica di aggressioni e aggressori, con gli stranieri in prima fila. Dobbiamo tornare a Genova Marassi per raccontare la storia del bastardo senza gloria ghanese che ha colpito uno dei nostri. Il baluba ha “sic et simpliciter” ostacolato l’assegnazione nella sua cella di altro detenuto. Per far valere le sue squallide e ingiustificabili ragioni ha aggredito il personale che cercava di convincerlo ad accettarne la presenza in cella. Il risultato, sempre quello, aggressione al personale che è stato costretto alle cure ospedaliere. Passiamo in Sardegna, carcere di Uta. Qui un detenuto ha appiccato un incendio nella propria cella, poi salvato miracolosamente dai colleghi.

Solito bilancio, causato anche dalla mancanza di dispositivi di protezione individuale da utilizzare in questi casi. Uno dei nostri ha riportato delle ustioni al volto, un altro è stato aggredito dallo stesso detenuto e altri due sono rimasti intossicati dal fumo.

E stiamo parlando di un delinquente figlio di puttana che in passato ha letteralmente distrutto ben cinque camere detentive ed ha creato gravi problemi alla tenuta della sicurezza dell’Istituto di UTA. Ci piacerebbe sapere cosa ne pensano il solito Garante Mauro Palma, i “sociologi” di Antigone e naturalmente Madame Costituzione, la Ministra della Giustizia Marta Cartabia che i bollettini meteo-carcerari registrano ancora N.P., ovvero non pervenuta. Chissà………..

FEDERAZIONE RUSSA, IL CORAGGIO DI TRE POLIZIOTTI

Nel territorio dell’Altaj, gli ufficiali del servizio di pattuglia della polizia del Ministero degli affari interni della Russia per la città di Novoaltaisk, il tenente di polizia senior Alexei Demin, i sergenti di polizia senior Sergei Tarakanov e Alexei Filatov hanno salvato alcune persone di un edificio colpito da un violento incendio. Mentre pattugliavano le strade di notte, i tre agenti hanno visto il fumo in una zona residenziale privata. Dopo aver comunicato alla centrale del dipartimento di polizia, gli ufficiali del servizio di pattuglia si sono precipitati sul posto. Hanno visto che in una delle case una veranda era in fiamme, rendendo impossibile la fuga. La polizia ha rotto la finestra, Sergei Tarakanov è entrato nell’edificio in fiamme e ha aiutato i proprietari, una coppia sposata, a uscire dal fuoco. Gli agenti hanno appreso dai coniugi che in casa c’erano bombole di GPL e che potevano esplodere da un momento all’altro. La polizia ha prontamente organizzato l’evacuazione dalle abitazioni vicine e bloccato la strada fino all’arrivo dei vigili del fuoco.

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ANCHE NELLA FEDERAZIONE RUSSA IL SISTEMA PENALE È OGGETTO DI REITERATI TENTATIVI DI INTRODUZIONE DI OGGETTI PROIBITI

❗ Gli oggetti proibiti non sono finiti nella colonia di Uglich #YaroslavlUFSIN

❗ Nonostante i ripetuti avvertimenti da parte degli operatori del sistema penale della regione ai parenti che arrivano per brevi e lunghe visite ai detenuti, i “visitatori” non abbandonano i loro tentativi di consegnare articoli proibiti all’interno del territorio del servizio penitenziario federale della Russia nella regione di Yaroslavl.

❗ Un cittadino di 30 anni Z., residente a Yaroslavl, è arrivato all’IK-3 dell’UFSIN regionale per un lungo incontro con un detenuto di 35 anni Z. che sta scontando una pena nella colonia correttiva. Durante il controllo obbligatorio degli effetti personali, i dipendenti dell’istituzione hanno trovato e sequestrato un auricolare bluetooth senza fili nascosto in una borsetta. Durante l’ispezione dei prodotti alimentari, sono stati trovati e sequestrati 4 pacchetti di sigarette, 2 siringhe con aghi e un accendino, nascosti nel pollo congelato. Il giorno dopo, lo stesso soggetto è tornato di nuovo per un lungo incontro con un parente. Durante la perquisizione obbligatoria degli effetti personali, il personale dell’istituto ha trovato e sequestrato un caricatore portatile e un cavo USB nascosti in un pacco.

❗ Sulla base di questi fatti sono stati redatti protocolli su un illecito amministrativo.

Ai sensi dell’art. 19.12 del Codice dei reati amministrativi della Federazione Russa, il trasferimento o il tentativo di trasferimento in qualsiasi modo a persone detenute in istituzioni del sistema penale di articoli, sostanze o alimenti, la cui acquisizione, conservazione o utilizzo è vietato dalla legge, comporta l’imposizione di una sanzione amministrativa per un importo compreso tra tremila e cinquemila rubli con confisca di articoli, sostanze o prodotti alimentari proibiti.

FEDERAZIONE RUSSA, IL GIORNO DELLA VITTORIA

Colonne di carri armati e attrezzature: come le prove di ieri per la parata del Giorno della Vittoria a Mosca sono passate attraverso gli occhi del fotografo “Zvezda” Alexei Ivanov. La grande parata si svolgerà a Mosca il 9 maggio.

CRISI E CORRUZIONE NELLA MAGISTRATURA. LE PAGELLE DEL DOSSIER AMARA

Pietro Amara

Arrivato al decimo giorno senza accennare a placarsi, il ciclone che ha investito la magistratura intorno ai verbali dell’avvocato Pietro Amara e alle sue inquietanti rivelazioni sulla presunta «Loggia Ungheria» consente di tirare un primo bilancio sulle performance dei principali protagonisti.

ANTONINO DI MATTEO

Il pm antimafia di Palermo, entrato nel Csm come seguace di Piercamillo Davigo e della sua neonata corrente, se ne smarca per tempo. Il 28 aprile è lui, rivelando al plenum del Csm di avere ricevuto in busta anonima copia dei verbali, a portare alla luce per la prima volta il gigantesco pasticcio.

VOTO 7,5

PIERCAMILLO DAVIGO

Ne fa di tutti i colori: accetta di incontrare il pm milanese Paolo Storari, che evidentemente si fida di lui, accetta di ricevere le brutte copie dei verbali segretati, ma appena possibile scarica il giovane collega. Lascia i verbali da qualche parte dove la sua segretaria può farne copia. E quando salta fuori la vicenda dice che i verbali lui poteva riceverli. Per strada e in copia non firmata?

VOTO 4

PAOLO STORARI

Solo una sorta di raptus può spiegare la mossa di portare i verbali a Davigo, commettendo un reato e un illecito che potrebbero costargli la carriera. Ma il movente è limpido: Storari si indigna perché vede che l’indagine sui verbali di Amara viene tenuta a mollo dai suoi capi, e non vede altra strada per sbloccare la situazione. È brutto dirlo, ma ha funzionato.

VOTO 7

FRANCESCO GRECO

«Sono rattristato»: il capo della Procura di Milano confida così il suo stato d’animo dopo quattro giorni di tempesta sul suo ufficio. Dopo 44 anni di carriera, non era questa la conclusione che aveva sognato: comunque vada, a novembre lascerà una procura divisa al suo interno e con una immagine esterna devastata. Prima o poi forse spiegherà i motivi del lungo sonno dell’indagine su Amara. Per ora l’unica attenuante che gli va riconosciuta è avere cercato di evitare che i veleni del «pentito» investissero persone per bene. Ma allora ci voleva più polso.

VOTO 6-

SEBASTIANO ARDITA

Anche lui, come Di Matteo, entra al Consiglio superiore nella corrente di Davigo: ma ancora prima del collega palermitano entra in rotta di collisione con il leader. I due si tolgono il saluto quando il caso Palamara investe il Csm. E quando entrambi vengono interrogati nel processo contro Palamara, Ardita smentisce platealmente Davigo: anche lui, dice, sapeva che il pm romano Stefano Fava intendeva presentare l’esposto al Csm contro il procuratore Pignatone. Va a finire che casualmente nei suoi verbali Amara se la prende anche con lui, indicandolo come iscritto alla «Ungheria». Ma è così inverosimile che non ci crede nessuno.

VOTO 7

FABIO DE PASQUALE

È il convitato di pietra di questa vicenda: è lui a condurre il processo Eni, è lui a ricevere i verbali di Amara che infangano il giudice che lo sta celebrando, è lui a cercare invano di farli entrare nel processo. Da lì inizia l’ira funesta di Storari. Ma De Pasquale ottiene che Greco lo difenda pubblicamente, quando l’assoluzione degli imputati lo fa finire nel mirino delle critiche. E adesso che volano gli stracci, se ne sta saggiamente defilato.

VOTO 8

PIETRO AMARA

Un fuoriclasse: scoperto a corrompere giudici e a pilotare sentenze, riesce a non finire in carcere trasformandosi in gola profonda. Sparge veleni con oculatezza, secondo un disegno che solo lui conosce. Ma che gli riesce in pieno.

VOTO 10