LA VICENDA DI CAMPOBASSO. IL DETENUTO CHE HA TENTATO LA FUGA È UN SOGGETTO PARTICOLARMENTE VIOLENTO E RISSOSO. LA VERITÀ SULL’EPISODIO

Il detenuto a cui il nostro collega ha LEGITTIMAMENTE puntato l’arma (senza sparare) allo scopo di semplice e normale intimazione (come avviene normalmente in altri paesi), è un personaggio noto per i comportamenti violenti e aggressivi. Questo “signore” è dunque un criminale di razza e ha diversi capi di accusa a cui dovrà rispondere durante la “pausa” da scontare nella circondariale di Campobasso. Sappiamo che il soggetto ama ricorrere alle cure dei sanitari anche quando ha un brufolo sul naso o una lieve emicrania, e ultimamente i colleghi hanno dovuto accompagnarlo più volte in tour verso l’infermeria del carcere. Nel caso ormai noto, avrebbe accusato un formicolio agli arti inferiori. Va premesso che questo signore fa uso di sostanze stupefacenti, oltre che spacciarle. Insomma è un tossico. Quando ha accusato o finto di accusare questi formicolii, il medico del carcere era ASSENTE (ma come?). Quindi corsa in ospedale, a bordo di uno dei nostri mezzi, con i colleghi che avete visto nell’ormai famoso video. In ospedale viene visitato, nulla di grave, dicono i sanitari. I colleghi dunque lo riportano in carcere. Il detenuto NON era ammanettato in quanto da giorni – a causa di un ginocchio problematico – deambulava con l’ausilio di stampelle.

Varcato il cancello della circondariale, il delinquente tossico si è trasformato all’improvviso nell’Uomo Ragno, manifestando un’agilità e una prontezza degne del personaggio della Marvel. E dato che il cancello dell’istituto è un ferrovecchio e si richiude con la velocità della lumaca, prima colpisce con una stampella il collega che poi gli punterà l’arma, e poi tenta la fuga. Ma i nostri lo riacciuffano e lo riportano (intero, lo diciamo ai perbenisti) in carcere. Il noto video questa aggressione a suon di stampella non la mostra perché è avvenuta nel piazzale di ingresso dell’istituto. Chiaro no?

A PROPOSITO DI COLLEGHI AGGREDITI, RICEVIAMO DALLA SEGRETERIA TERRITORIALE DI BELLUNO DELLA CISL IL RESOCONTO DI UNO DEI NOSTRI AGGREDITO DA UN DETENUTO PSICHIATRICO ALL’INTERNO DEL PENITENZIARIO BELLUNESE

Episodio di violenza su un poliziotto penitenziario da parte di un paziente-detenuto della sezione psichiatrica dell’istituto penitenziario bellunese. La segnalazione arriva dalla segreteria territoriale della Cisl Fns, che da mesi denuncia la grave situazione di insicurezza in cui versa la sezione Articolazione per la Tutela della Salute Mentale del penitenziario di Baldenich, della quale il sindacato e il personale chiedono la chiusura e il trasferimento in altra sede. Sabato scorso un poliziotto di turno intervenuto per calmare le ire di un detenuto contro un compagno di cella è stato colpito e scaraventato violentemente a terra. Condotto in ospedale, ha riportato contusioni con prognosi di sette giorni. A fine agosto dello scorso anno era stato aggredito un medico.

“È inaccettabile il comportamento dell’amministrazione penitenziaria – denuncia Robert Da Re della segreteria territoriale della Cisl Fns – che, di concerto con la Regione, ha dichiarato non idonea la struttura bellunese ad ospitare una sezione psichiatrica, ma continua a tergiversare senza prendere decisioni rispetto alla chiusura e al trasferimento della sezione, mettendo a repentaglio l’incolumità psicofisica dei poliziotti penitenziari in servizio presso la Casa Circondariale di Belluno. Il personale di Polizia penitenziaria tutto, in stato di agitazione dal settembre scorso, è pronto a nuove manifestazioni di protesta qualora l’amministrazione continui a esimersi dai propri doveri e dalle propria responsabilità”.

Il sindacato denuncia anche le condizioni igienico-sanitarie precarie all’interno della sezione. “Corridoi, locale lavanderia-docce e camere di pernottamento – sottolinea Da Re – sono indecenti. Le misure prese dalla Direzione bellunese per le pulizie della sezione psichiatrica non sono sufficienti a garantire una detenzione dignitosa ai ristretti e un ambiente di lavoro salubre agli operatori, che quotidianamente sono costretti ad operare nella sporcizia: dalle camere detentive esce un odore nauseabondo. Una situazione allucinante se si pensa che l’Articolazione per la Tutela della Salute Mentale è in carico alla Ulss 1 Dolomiti. Si segnalano anche casi di scarsa igiene personale dei ristretti, i quali dovrebbero essere guidati e seguiti dal personale sanitario e specialistico e non dal personale di polizia, a cui spetta il compito di vigilanza”.