NEGLI USA INVECE LA POLIZIA SI FA RISPETTARE

Si fa rispettare perchè ha tutele e protocolli d’ingaggio che noi ci sogniamo. Guardate questo intervento, ripreso a Houston, Texas. Anche qui si tratta di un baluba (completamente nudo) che evidentemente ha bisogno di una lezione. E notare le dotazioni degli agenti americani.

SICUREZZA E IMMIGRAZIONE. GRAZIE ALLA MAGISTRATURA, IL BALUBA NIGERIANO CHE AVEVA AGGREDITO LA POLIZIA, TORNA IN LIBERTÀ

I magistrati di Torino non è la prima volta che ne combinano del genere. Vi ricordate del giovane ucciso da un immigrato che non doveva essere libero, a causa di vari reati? A quanto pare per i magistrati torinesi il colore della pelle ha la sua importanza. Dunque sei nero? Allora nessuno ti toccherà. È già tornato a piede libero il nigeriano di 28 anni che durante lo scorso giovedì aveva opposto strenua resistenza ad un controllo effettuato da una pattuglia di poliziotti a Barriera di Milano (Torino), scagliandosi contro di loro ed aggredendoli. Gli agenti, tra l’altro, erano stati minacciosamente circondati da un folto gruppo di altri extracomunitari accorsi in strada, tra largo Giulio Cesare e Corso Palermo, per dar man forte al 28enne ed impedire che fosse arrestato. Prima dell’arrivo risolutivo dei rinforzi sul posto, sia da parte dei carabinieri che della polizia, era stato fondamentale l’intervento di alcuni privati cittadini, che avevano aiutato gli agenti utilizzando una bomboletta di spray urticante contro il baluba. Amuzie Bright, questo il nome dell’individuo, era stato fermato per un controllo, rifiutandosi tuttavia di collaborare e di fornire i documenti richiesti dagli uomini in divisa. Probabilmente proprio perchè il suo permesso di soggiorno per motivi umanitari era scaduto dallo scorso mese di maggio. Contro l’africano l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale e quella di lesioni aggravate e continuate, per l’aggressione nei confronti di due agenti e della moglie di un poliziotto in pensione. Senza permeso di soggiorno, violento e restio al rispetto delle leggi. No problem. C’è sempre il giudice che te la fa passare liscia.

ELIANA FRONTINI, L’INSEGNANTE CHE HA VERGOGNOSAMENTE INSULTATO LA MEMORIA DEL COLLEGA DELL’ARMA È STATA SOSPESA.

Che ora sia cacciata dalla scuola. Ma c’è un fatto che va raccontato. Anzi, lo racconta su Dagospia un nostro collega, Aldo Arena, in servizio a Novara.

Eliana Frontini, la donna che ha insultato la memoria di Mario Cerciello Rega

“Ho conosciuto questa persona circa un anno fa’!! Appena finito il turno di servizio sono passato a prendere la mia compagna al lavoro, e prima di tornare a casa ci siamo fermati in un supermercato di Novara per fare un po di spesa! Premetto che ero in uniforme e con l’arma d’ordinanza!! Uniforme che porto da quasi 30 anni con onore. Ad un certo punto sentivo dietro di me questa persona borbottare con il figlio dicendo: “Ma che schifo è questo, come si fa ad andare in giro cosi, è una vergogna” e altre frasi simili!! Quindi mi sono girato e ho chiesto : signora ma c’è qualche problema? E lei mi ha aggredito verbalmente dicendomi che non potevo andare in giro in quel modo!! Quindi con educazione ho cercato di farle capire che essendo un appartenente alle forze dell’ordine era normale indossare una uniforme!! Ma lei stizzita si allontanava andando dal responsabile del supermercato e chiedendogli di buttarmi fuori dal supermercato altrimenti non sarebbe più andata li a fare la spesa! Naturalmente il responsabile le ha risposto di no e si è avvicinato a me mortificato e chiedendomi scusa per l’accaduto. In quel frangente ho pensato che fosse una signora con qualche problema ed ho chiuso li il discorso. Solo ora ho capito che e addirittura una professoressa! E questi dovrebbero insegnare ai nostri/vostri figli il rispetto delle leggi dello stato o l’educazione ? Poi ci lamentiamo che i ragazzi di oggi non hanno nessun rispetto..Non ho più parole!”, ha scritto Arena. Che ve ne pare?

Il feretro di Mario Cerciello Rega
La camera ardente

LA MORTE DI UN CARABINIERE, LE PAROLE DEL COMANDANTE ALFA

Non riesco a dormire, quel sangue mi raffredda il cuore di sofferenza e rabbia” “Non trattengo l’adrenalina , quasi non mi riconosco. 40 anni nel Gis 45 al servizio dell’Arma che ho contribuito ad onorare, pare quasi non siano serviti a chiudere gli occhi sulle troppe ingiustizie”. “Caro Mario non posso chiudere le palpebre perché rivedo il tuo sorriso, spento improvvisamente da chi a te si è avvicinato per uccidere, non era difesa. No, non ha buttato il coltello dopo la prima ferita che ti ha inferto. No, ha continuato finché dopo 8 (ottoooo) fendenti non ti vedeva soccombere sotto la sua spietata sete di morte. Non è più tollerabile tutta questa carneficina”. Al Generale dell’Arma dei Carabinieri rivolgo l’appello più accorato, affinché, come massimo rappresentante di tutti i fedeli servitori dello Stato ma soprattutto del popolo italiano, faccia sentire la sua voce nelle sedi politiche e ministeriali di riferimento, per far sì che chi lavora rischiando per l’altrui incolumità sia messo in condizioni di poter difendere e di potersi difendere. Siano cambiate le regole d’ingaggio degli operatori di tutte le Forze di Polizia! Ora basta, non si è più carne da macello, non si è più in un contesto dove chi indossa la divisa viene deriso e vilipeso da coloro che la legalità la infrangono più volte al giorno”. Non è questione di colore di pelle, né di nazionalità, colore politico o religioso. La delinquenza ha tutta lo stesso colore e odore… quello della morte!! L’Arma è stata ferita al cuore, tutti gli appartenenti alle Forze dell’Ordine lo sono. La politica la smetta di usarci come palloni ad una partita di calcio, di calci non ne possiamo più. Ora i calci vorremmo restituirli, poterli ridare indietro a coloro che offendono anche con parole denigratorie nei nostri confronti”. Accelerate le leggi opportune”, “una persona può difendere la propria casa e noi che lo facciamo per mestiere e per amore non possiamo? L’Italia è la nostra casa, il suo popolo è la nostra famiglia, vogliamo avere tutti i mezzi per difenderla, provvedete.

UN ASSISTENTE DI POLIZIA PENITENZIARIA SALVA LA VITA AD UN GIOVANE IN DIFFICOLTÀ IN MARE

Ci scrive un collega dalla Sicilia: “nel pomeriggio di ieri l’Assistente di Polizia Penitenziaria Salvatore Giannone (foto) effettivo alla Casa Circondariale di Siracusa, libero dal servizio, si trovava in località “Ucca Marina” nel comune di Ispica con la sua famiglia, veniva richiamata la sua attenzione da una donna in quanto il marito e figlio si trovavano in balia delle onde a causa delle condizioni del mare avverse a per la forte corrente marina. Il collega non esitava a tuffarsi in mare e trarre in salvo il giovane. Una volta portato in salvo in piccolo nella prossimità della scogliera il collega riusciva con difficoltà a ritornare in spiaggia. Il collega ha riportato tagli per tutto il corpo dovuto al contatto con gli scogli nelle fasi del salvataggio. I bagnanti autori dell’accaduto dopo aver ringraziato il collega si sono allontanati. Gesto encomiabile dell’Assistente che ha messo a rischio la propria vita in una situazione di estremo pericolo per salvare il malcapitato”.

Salvatore Giannone

I PROCLAMI DEL DJ RIDENS, ORA TIRA IN BALLO I DRONI…..MA SULLE AGGRESSIONI AI COLLEGHI?

Vai con il drone, così risolviamo ogni problema. Questo soggetto ci racconta di mirabolanti sperimentazioni del drone, che secondo le fandonie che ci propina ogni maledetto giorno da quel di via Arenula, dovrebbe migliorare la qualità del lavoro e la sicurezza del poliziotto penitenziario. Il drone dunque diventerà strumento di dissuasione contro le violenze costanti delle truppe cammellate, ovvero utenti del nostro servizio penitenziario? Vedremo dunque i droni all’interno delle sezioni detentive, come strumenti di difesa della prima linea? Certo che no. E allora il ministro ridens come fa a mettere in relazione sicurezza del personale e drone? Dunque aggressioni: nel 2015 sono state 424 le aggressioni al personale di istituto penitenziaria, nel 2016 sono state 541, nel 2017 circa 587, nel 2018 sono state 681 e nel 2019 (dato in aggiornamento) 272. E allora? Ora vi proponiamo la recente comparsata del ridens in uno studio televisivo. Che buon pro vi faccia.

L’ASSASSINO DEL CARABINIERE MARIO. LA FOTO CHE HA CAUSATO POLEMICHE INUTILI. NOI INVECE PLAUDIAMO. HA UCCISO UN CARABINIERE CON UNDICI COLTELLATE. NESSUNA PIETÀ

A chi si lamenta della bendatura di un arrestato, ricordiamo che l’unica vittima per cui piangere è un uomo, un figlio, un marito di 35 anni, un Carabiniere, un servitore della Patria 🇮🇹 morto in servizio per mano di gente che, se colpevole, merita solo la galera a vita. E se lo avessero fatto negli USA, il loro paese, altro che bendatura. Anzi, proprio durante l’accoltellamento gli agenti americani avrebbero reagito sparando. Uccidendolo. La benda è il male minore. Basta demagogia inutile.

CAMOSCIO STRANIERO NASCONDE HASHISH NEL CUSCINO. I NOSTRI PERÒ LO BECCANO

Il non gradito ospite del carcere cittadino di Canton Mombello, Brescia, in galera per spaccio, già da qualche giorno era tenuto sotto controllo dai colleghi. Sospettavano infatti che lui e i suoi compagni di detenzione, anche loro stranieri, potessero avere dello stupefacente. Per verificare i sospetti gli i nostri sono entrati nella cella insieme al gruppo Cinofili regionale. Al cane è bastato fiutare l’aria per dirigersi senza alcuna esitazione verso il letto di uno dei detenuti. E’ quindi bastato aprire la federa del cuscino per trovare i pochi grammi di hashish nascosti lì dentro. Il detenuto non ha saputo, o voluto, dire come abbia fatto ad avere il fumo. E ora? Verrà punito? Non si sa, in Italia non è poi così scontato.

SCRIVE IL MINISTRO DELL’INTERNO

Nel giorno in cui a Roma si apre la camera ardente per il nostro Carabiniere, la scritta “Più sbirri morti” nei luoghi della violenza No Tav riempie di tristezza e di sgomento.
Vergognatevi, siete gente senza coscienza e senza morale e, per fortuna, siete pochi.
In questa domenica, gli italiani perbene si stringono nell’abbraccio a chi, indossando una divisa, ogni giorno mette a rischio la propria vita per difendere quella degli altri.

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO. AGGRESSIONE DAVANTI AL GIUDICE E POI UN COLTELLO RINVENUTO IN CARCERE. LA POLIZIA PENITENZIARIA DI TRIESTE EVITA IL PEGGIO.

D’AMORE (SIPPE): “SIAMO SENZA STRUMENTI E LAVORIAMO SOTTO ORGANICO”

“Pochi giorni fa durante l’udienza davanti al G. I. P. uno dei due detenuti a giudizio ha sferrato un pugno al volto del suo coimputato appena sentito che il giudice aveva condannato il compagno non con cinque anni, come lui, bensì a tre anni soltanto: l’intervento immediato degli uomini della scorta, benché fossero solo tre Assistenti della Polizia Penitenziaria di Trieste, invece dei 5 previsti almeno per scortare due detenuti, ha evitato che ne scaturisce una rissa in aula”, è quanto denuncia Federica D’Amore, Segretaria Regionale per il Triveneto del SIPPE, in una nota in cui spiega: “si tratta di due italiani pluripregiudicati conosciuti alle forze dell’ordine che fin dal loro arresto, avvenuto per una rapina a mano armata ai danni di un porta pizze nel febbraio di quest’anno, hanno dato problemi di gestione tanto da costringere la Polizia Penitenziaria di Trieste a non farli incontrare perché si accusavano a vicenda”. E nonostante tutto ciò in Tribunale ad accompagnarli soltanto tre poliziotti che solo grazie alla loro esperienza e professionalità sono riusciti ad evitare che i due si azzuffassero.

Non possiamo tollerare che le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria di Trieste continuino ad essere comandati ad accompagnare i detenuti nelle aule di giustizia sotto scorta” continua la D’AMORE “mettendo a rischio la loro incolumità, quella dell’autorità giudiziaria e di quanti lavorano nella macchina della giustizia. Non è la prima volta che capita ultimamente e chiediamo le tutele previste per i nostri uomini”.

Ma non è finita qui!

Al rientro in carcere i due sono stati divisi ovviamente ma, come spesso capita si sono uniti a loro i rispettivi amici e compagni e, “poche ore dopo, grazie ad un’attenta osservazione ed al monitoraggio dei detenuti che si trovavano in cortile da parte di un poliziotto penitenziario che li osservava dall’alto, questo si è accorto che uno dei detenuti triestini stava brandendo un coltello di grosse dimensioni. L’Immediato intervento del collega ha permesso di recuperare il coltello ed evitare il peggio.” si tratta di un oggetto di circa 20 centimetri, rudimentale e composto con materiale di recupero ma certamente in grado di nuocere e l’oggetto pare sia passato di mano in mano a diversi detenuti tra i quali anche i protagonisti della lite avvenuta in tribunale.

Le indagini ora dovranno chiarire se i due fatti siano o meno legati fra loro ma quello che è certo è che protagonisti sono detenuti che si conoscono da anni, tutti pluripregiudicati che in comune hanno una storia di tossicodipendenza e lunghi anni al Coroneo. “Ci aspettiamo una seria riflessione da parte dell’autorità dirigente sulla sicurezza, la tutela dei nostri colleghi che non possono e non devono sentirsi abbandonati ed un riconoscimento del loro lavoro quando, come in questi casi, si distinguono per la loro preparazione e capacità”. Il SIPPE TRIESTE già è intervenuto in passato denunciando una notevole criticità nel mantenimento della sicurezza all’interno del carcere, obiettivo primario della Polizia Penitenziaria che la Direzione ha riscontrato ma a tale risposta non sono seguiti i fatti. “Ci rivolgeremo stavolta al Provveditore Sbriglia al quale chiederemo una maggior attenzione. al rispetto dei protocolli e dei modelli organizzativi a tutela della sicurezza e dei nostri colleghi” annuncia la D’AMORE “e ci auguriamo che senza ritardo vengano resi operativi tutti gli strumenti acquistati recentemente dalla direzione di Trieste a presidio della sicurezza e di ausilio ai colleghi, quali metal detector telecamere di sorveglianza e dispositivi di rilevamento di apparecchi di comunicazione con l’esterno”.