CARABINIERE SI SPARA IN MACCHINA: È IL 25ESIMO SUICIDIO TRA TUTTE LE FORZE DELL’ORDINE NEL 2019

da Sostenitori delle Forze dell’Ordine

Oramai sembra non passar settimana senza che ci si trovi a scrivere, con cadenza drammaticamente regolare, notizie sulla decisione porre fine alla propria vita da parte di appartenenti alle Forze dell’Ordine. Appena una decina di giorni fa infatti annunciavamo il suicidio di un’agente della Polizia Locale di Milano, una poliziotta molto stimata e conosciuta nella sua amministrazione. Apprendiamo da un sito del settore, Infodifesa, che in queste ore in provincia di Pistoia, Marliana, sarebbe stato ritrovato il corpo senza vita ai bordi di un’auto, un 48enne, Appuntato Scelto in servizio presso la Stazione Forestale di Pistoia. L’auto si trovava in zona boschiva. L’appuntato era sposato, lascia moglie e un figlio di 20 anni. Solo poche ore fa riportavamo la notizia del suicidio, ad ACERRA, di un ex appartenente alla Polizia di Stato, in pensione, che ha deciso di togliersi la vita ad appena 52 anni. In quel caso, ci siamo chiesti se potesse esserci correlazione tra lo stato psicofisico e il mestiere. E’ una strage quella che andiamo raccontando oramai da anni. Neanche un mese fa a Perugia un collega, anche in quel caso proveniente dal ruolo forestale, si era tolto la vita impiccandosi. Resta sempre il dubbio: quale correlazione tra la scelta di farla finita e il lavoro? E’ davvero un fenomeno imprevedibile? La durezza dello stesso ambito lavorativo può favorire malesseri purtroppo sempre sottaciuti spesso a causa del timore, da parte degli stessi appartenenti, di ritrovarsi da un giorno all’altro considerati non idonei al servizio e dunque vedere messa a rischia la principale ed unica fonte di sostentamento per se ed eventuale famiglia.

SICUREZZA E IMMIGRAZIONE. IL NIGERIANO CON LA DROGA IN CORPO….

I Finanzieri di Ventimiglia hanno arrestato nella stazione ferroviaria un cittadino nigeriano che stava tentando di introdurre in Italia quasi un chilo di sostanze stupefacenti. Il giovane ventenne era a bordo di un treno, proveniente da Nizza, scelto per essere setacciato dai baschi verdi di Ventimiglia e dalle unità cinofile. Passando da un vagone all’altro, i militari sono giunti proprio nell’ultimo dove, quasi da solo, era seduto il giovane nigeriano che, alla vista dei militari e dell’unità cinofila Charles, un giovane pastore tedesco, ha cercato di scendere dal treno. Le Fiamme Gialle lo hanno fermato e il cane ha mostrato interesse verso lo straniero, che, dopo una perquisizione con esito negativo, è stato trasferito all’ospedale di Sanremo per essere sottoposto a radiografie. I finanzieri hanno così scoperto il carico di droga che il giovane trasportava nel suo stomaco, sotto forma di 80 ovuli contenenti 4 etti circa di cocaina e più di 5 etti di eroina. Destinata alla piazza Milanese, l’analisi con il drop test ne ha evidenziato la purissima qualità. Ora il soggetto è nostro ospite ad Imperia.

TELEGRAMMA DA SOLLY’S JAIL, IL BRUTTO GIGLIONE DI FIRENZE. ACCADEVA IERI, SOLITA DOMENICA DI FUOCO

In diretta da Sollicciano – STOP – i colleghi delle 8 stanno ancora a lavoro – STOP – i detenuti del penale stanno giù ai passeggi a protestare – STOP – vogliono essere aperti – STOP – dalle 15.30 che dovevano risalire dai passeggi ad ora, stanno ancora giù ed ancora non si è visto nè comandante nè direttore – STOP – settimana scorsa 3 risse in 12 ore – STOP – con due colleghi finiti in ospedale – STOP – uno con 20 giorni – STOP – trovate forbici nei paraggi dei passeggi del giudiziario – STOP – i collaboratori protestano per l’abbandono in cui versa il loro reparto da parte di comandante e direttore – STOP – è appena iniziata un estate di fuoco a Solly – STOP – il comandante è arrivato dopo 11 ore dalla chiamata – STOP – e ha ceduto alle richieste dei detenuti – STOP – in primis la sorveglianza dinamica. Ennesima dimostrazione che a Solly comandano i detenuti – FINE.

IL CASO DEI PIRATI DELLA SEA WATCH…..

Vi proponiamo l’intervento di Mario Giordano, uno dei pochi giornalisti politicamente molto scorretti del quale, dato che anche noi ci riteniamo piuttosto controcorrente, siamo estimatori convinti. Non a caso pubblichiamo sulla nostra pagina questo suo video editoriale intitolato “Se passa la disobbedienza civile per la Sea Watch nessuno più rispetterà le leggi dello Stato”. Come dargli torto?

SVENTÒ UN’EVASIONE PUNTANDO L’ARMA CONTRO IL CAMOSCIO FUGGIASCO……

Di sicuro vi ricordate tutti del nostro collega di Campobasso che sventò un’evasione puntando l’arma contro il detenuto che stava scappando, nel tentativo di evadere durante il rientro da una visita medica. Vi ricorderete anche che l’indecente DAP di Mister Basentini Francesco spedì senza senza se e senza ma il povero collega alla disciplinare. Con l’intento di punirlo per aver sventato un’evasione, vi rendete conto? Eppure, ogni tanto, può capitare l’imponderabile. Il funzionario istruttore del procedimento nei confronti del collega ne ha chiesto l’assoluzione. I dettagli nel servizio di un TG locale.

COLLEGA IN SERVIZIO A SOLLICCIANO SALVA DALLE FIAMME DUE BAMBINE

Il collega si chiama Massimo Rupe, ha 44 anni, lavora nel penitenziario a forma di giglione alle porte di Firenze. Giovedì mattina, alle 3,15, stava dormendo nell’appartamento di Marina di Grosseto che aveva preso in affitto per passare qualche giorno di vacanza con la sua famiglia, con sua moglie e i suoi due figli. In piena notte il collega ha sentito le grida di una donna che provenivano dall’ultimo piano della palazzina, si è precipitato fuori dal letto e dopo aver sfidato il fumo che aveva riempito completamente l’attico, è riuscito a portare in salvo una bambina di 7 mesi e la sua sorellina di 8 anni. Facendole passare attraverso una fessura larga 20 centimetri tra due balconi. La donna era terrorizzata: il marito si era svegliato, sentendo l’odore acre di fumo che arrivava dalla cucina dove c’era stato un corto circuito. Mentre l’uomo stava tentando di spegnere le fiamme gettando secchi d’acqua, la donna ha dato l’allarme mettendosi a urlare dalla finestra. L’agente Rupe ha preso tutta la sua famiglia e l’ha portata per strada, poi è entrato nel portone del palazzo che il proprietario dell’attico aveva aperto ed è salito fino all’ultimo piano. I vigili del fuoco sono arrivati appena ricevuto l’allarme e mentre loro lavoravano per domare le fiamme, due agenti della polizia, in servizio su una volante, sono entrati nel palazzo che si stava riempiendo di fumo per portare fuori le persone che erano rimaste dentro i loro appartamenti. Molti di loro erano in preda al panico, come la mamma delle piccole che è stata fatta uscire dall’appartamento dagli uomini delle volanti. Eroi, tutti quelli intervenuti durante la notte di fuoco a Marina di Grosseto. La famiglia che si trovava nell’attico e anche il nostro collega sono finiti al pronto soccorso. Per fortuna, stanno tutti bene, grazie soprattutto all’intervento di chi quella notte ha pensato a loro, tendendo la mano e sfidando le fiamme e la paura.

L’ASSALTO DELLA TELEFONIA MOBILE. SCOVATI DUE CELLULARI A LECCE

Ci provano, tentano di forzare blocchi e controlli, ma stavolta gli ha detto male. Eh già, è andata male ai parenti dei camosci rinchiusi a Lecce, i raggi X hanno colpito ancora. Si dà il caso che nel penitenziario leccese ci sia una macchina all’interno della quale vengono fatti passare i pacchi destinati alla camosceria locale. Una macchina che stavolta ha infranto il sogno di aprire un call center, direzione esterno carcere, non proprio lecito e tanto meno autorizzato.

Molto bene, 2 a 0 per noi, palla al centro.