MENTRE ATTENDIAMO LE POSSIBILI DECISIONI E STRATEGIE SUL CARCERE DELLA GUARDASIGILLI CARTABIA, SI PASSA DI AGGRESSIONE IN AGGRESSIONE

Cercando di sopravvivere in prima linea, come abbiamo detto un’infinità di volte, una trincea già sprofondata nella perdita di memoria, nel sangue delle ferite dei colleghi aggrediti, ancora oggi il crollo del muro della sicurezza che dovrebbe separare agenti e detenuti, dando ai primi una rinnovata tutela attraverso strumenti efficaci, ai secondi punizioni esemplari, vertici Dap e politica si limitano a circoscrivere onomatopeicamente, ovvero suonata male, la questione aggressioni e sicurezza del personale. Dunque appurato che la stamina politica ed etica di chi governa il sistema carcere sia ancora e forse di più di basso profilo, all’Ucciardone di Palermo due nostri colleghi in servizio nella nona sezione sono rimasti feriti e quindi inviati al pronto soccorso.

All’ombra di un volutamente imperfetto sistema di gestione delle carceri, si svolge senza sosta e di più, una partita giocata dai garantisti che dura in forme sempre più cenciose. La massa dei detenuti, la difficoltà di mantenere la sicurezza, gli inefficaci meccanismi procedurali nei tempi e nei modi di cui discutiamo ancora oggi (protocolli, strumenti, libertà di agire senza incappare nel reato di tortura, ecc.), in una parola il rapporto infermo tra polizia penitenziaria e politica, polizia penitenziaria e amministrazione dei civili, sulle rovine di un Corpo dilaniato dalla marginalizzazione e l’impossibilità di avere un proprio “governo” al comando. Restando in Sicilia, ma più a nord nel messinese, il nostro bollettino di guerra ora proviene dalla circondariale di Barcellona P.G., all’interno della quale si segnala una duplice aggressione avvenuta nel famigerato ottavo reparto, e conseguente invio al pronto soccorso dei due colleghi feriti. Con Palermo siamo a quota quattro. Porca puttana. Nel frattempo la prostituzione strisciante di Dap e politica (e vedremo come si muoverà l’attuale guardasigilli), strangola la polizia penitenziaria e la relega a parafulmine consapevole del nulla che anima i meccanismi perversi del sistema carcere. Per evitare che vada perduta del tutto l’ipotesi di un reale cambiamento dobbiamo pensare alle strategie di reazione per combattere, ora che siamo mosci come dopo un’erezione senza sbocchi.

Dalla Sicilia al nord, Piemonte, carcere di Ivrea: reparto detentivo, primo piano della Casa Circondariale. Un collega è stato aggredito da un detenuto di origini tunisine. Ci chiediamo quale sia la dimensione morale di una classe dirigente che evita di sorreggere il peso dei reparti detentivi, insieme alle donne e agli uomini del Corpo? E’ una buona domanda, e rimanda alla differenza tra ciò che eravamo e ciò che siamo diventati. E’ questa, a nostro avviso, la cifra del baratro in cui siamo precipitati. Come detto, precipitati non senza segnali di tutti i tipi, occasioni mancate di rigenerazione, sempre stoppate a piedi uniti, lasciando che la ristrutturazione dei penitenziari fossero ad usum solo del branco animale rinchiuso tra le sbarre (“tra” è meglio di “dietro”, almeno oggi), con la complicità pericolosa di Garante, radicali e associazionismo di guerra al poliziotto penitenziario. Dunque un carcere senza più chiusure (neanche per l’alta sicurezza), pensato ad immagine e somiglianza del detenuto, calibrato soltanto sui bisogni dei condannati, dunque un carcere amorale niente più. Ultimo step di questo girone infernale, il penitenziario di Biella: un collega di servizio al padiglione Oropa, è stato aggredito da un detenuto di nazionalità nigeriana con un pugno in pieno volto. Lo stesso animale si era reso responsabile mesi fa di un’altra aggressione nei confronti di un altro collega. Nessuna traccia positiva dai programmi della solita amministrazione spenta, che non programma soluzioni per la polizia penitenziaria (intendiamo il quotidiano nelle sezioni), dunque un orgasmo mai raggiunto, una moralizzazione appena intravista e subito trasformata in una sorta di franchigia dalla moralità, una moralità resa imponderabile, senza alcun peso, vuota di senso, un guscio di amoralità senza polpa.

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