È L’ORA D’ARIA, MA LUI INVECE SI DÀ FUOCO

Carcere di Velletri. Un detenuto di origine italiana avvolge se stesso in un lenzuolo, poi accende il fuoco. Mentre l’ubiquo di turno nella sezione accompagnava la fauna al pascolo nel cortile esterno, l’animale ha compiuto l’autodafé.

Una torcia umana, esce dalla propria cella ed ha attraversato il corridoio della propria sezione avvolto nel fuoco. Due dei nostri gli salvano la pelle. Ricoverato in ospedale, presenta ustioni su tutto il corpo, ma sembra non essere in pericolo di vita. Malato di cancro e in carcere per scontare una condanna definitiva, già tentò il suicidio che, con le stesse modalità, due mesi fa, sempre sostenendo di non ricevere le cure necessarie e insistendo affinché il giudice gli conceda gli arresti domiciliari. Fino ad oggi, a malapena, la polizia penitenziaria cerca di garantire il servizio consapevole delle enormi difficoltà cercate e volute dai fiancheggiatori dei detenuti, Garante nazionale persone private della libertà in testa, lavorando con grande spirito di sacrificio a tutela della nostra sicurezza e di quella dei penitenziari e sperando in un futuro migliore. Però ormai siamo allo stremo, non ce la facciamo più. Le incombenze a cui dobbiamo fare fronte sono sempre più pressanti, abbiamo difficoltà, nessuna tutela e pochissimi mezzi a disposizione.

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