I DETENUTI SONO BUGIARDI, FALSI E IPOCRITI, COSÌ COME CHI LI “TUTELA”

L’ipocrisia è simulazione di virtù, di sentimenti, di qualità o di intenzioni, allo scopo di farsi benvolere, guadagnarsi la simpatia o trarre in inganno. Esattamente quello che fanno certi detenuti. Il fenomeno diviene inquietante se consideriamo che l’intero mondo del carcere è sopraffatto dal cancro inveterato dell’ipocrisia, di cui nessun “potente nume” sembra possa o voglia più liberarsi. Il detenuto mente. Per abitudine alla manipolazione e per istinto di conservazione. Lo Stato deve “mentire” sulle carceri, e l’amministrazione penitenziaria a ruota tecnicamente totalitaria “fabbrica la verità attraverso la menzogna sistematica”. Ma nessun potente mente con la frequenza e l’impudenza di chi protegge e tutela i detenuti, trasformandoli ipocritamente in vittime di un certo sistema: la polizia penitenziaria. Ecco la storia di un ispettore della polizia penitenziaria accusato da un gaglioffo di averlo colpito con una testata al volto. Un’accusa infondata, secondo quanto emerso da un’indagine della Squadra mobile della questura. Il detenuto, così, è stato condannato per calunnia alla pena di dieci mesi di reclusione. All’ispettore, in servizio con un ruolo di responsabilità all’interno della casa circondariale di Rimini, il giudice ha riconosciuto anche un risarcimento di 1500 euro. Il nostro, parte offesa, ha disposto che tutta la somma vada in beneficenza all’Arop (Associazione riminese oncoematologia pediatrica).

Tutto nasce dalle rimostranze del detenuto al quale la direzione del carcere negò la possibilità di avere colloqui più frequenti con il figlio minorenne. Una decisione che, una volta notificata, provocò l’accesa reazione dell’uomo: offese, insulti pronunciati ad alta voce, imprecazioni. A quel punto l’ispettore esce dall’ufficio matricola per tranquillizzarlo. L’invito a moderare i termini, però, non viene accolto bene. Il detenuto grida alcune minacce prima di essere riaccompagnato in cella. Nessuno gli torce un capello, ma il giorno dopo chiede di essere portato in infermeria per un malore e, quindi, denuncia l’ispettore al quale aveva giurato di farla pagare. Ed ecco la bugia, costruita ad arte: “mi ha dato una testata in faccia”. Fandonia. Alla pari di una nauseabonda epidemia, i detenuti, ognuno di loro per ottenere benefici e vendicarsi dei poliziotti che con rigore applicano il regolamento, hanno da sempre avuto tutto il tempo di agire indisturbati, dilagando con dichiarazioni mendaci, raccolte da avvocati, giudici e garanti, menti più facili da manipolare.

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