TOC TOC…..MINISTRA CARTABIA NELLE CARCERI C’È LA GUERRA….I “SUOI” DETENUTI HANNO PRATICAMENTE IN MANO GLI ISTITUTI. È QUESTO CHE VUOLE SIGNORA MINISTRA?

Abbia coraggio signora guardasigilli, dia uno sguardo alla realtà stampata a caratteri cubitali all’interno delle sezioni detentive: e la realtà si scrive VIOLENZA. Dei detenuti, si capisce.

Il percorso si sta rivelando più accidentato del previsto, a testimonianza di una incomprensibile mancanza di visione e di coraggio di chi l’ha preceduta. Purtroppo, a conferma delle più pessimistiche previsioni, nelle carceri ormai è emergenza. E in questo gioco di rimessa, Dap e parte politica sembrano recitare la parte del grande cerchiobottista. Ma la polizia penitenziaria sta morendo, le uniformi facilmente si bagnano del sangue dei colleghi feriti, aggrediti dai detenuti. Signora ministra lo sa che nel carcere di Sanremo un detenuto marocchino ha aggredito alcuni poliziotti con un coltello artigianale? Che facciamo ogni volta che accade? Leggiamo loro la Carta Costituzionale, magari facendogli intendere che hanno soltanto diritti e zero doveri? Solo perché “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato? E le legnate che prendono i poliziotti in prima linea?

Ministra Cartabia lo sa che sempre in Liguria, stavolta a Genova Marassi ben 200 detenuti ogni sera danno vita ad un “concerto” strumentale con la battiture alle inferriate che, durante le ore serali, si protrae per circa 30 minuti? E perché? Richiesta di celle aperte, scarsa qualità del cibo ma soprattutto il non voler accettare i controlli. Certo come no. Lasciamoli liberi di pascolare, di aggredire e di pensare che il carcere sia un resort vacanze, dove ciascuno può divertirsi a suo piacimento. Con la polizia penitenziaria ridotta al vassallaggio con l’uniforme da cameriere ai piani. Richieste queste -continua- che devono essere valutate dalla direzione ma non possiamo accettare che possano essere allentati i controlli. Basti pensare che oggi in una cella è stato rinvenuto un telefono cellulare il quale possesso è vietato. Sempre a Marassi, a Genova, è avvenuta una rissa tra detenuti. Abbia coraggio ministra Cartabia. Manifesti, a differenza di chi l’ha preceduta, una sensibilità e una preoccupazione speciali per identificare le questioni cruciali che ci interpellano tra i corridoi, le stanze e le rotonde di ciascun penitenziario. La gravità della situazione attuale, che la pandemia del Covid ha fatto risaltare ancora di più, esige una responsabile presa di coscienza di tutti gli attori istituzionali, di tutti voi, tra i quali voi avete un ruolo primario: le conseguenze delle vostre azioni e decisioni ci toccano in prima persona, pertanto non potete rimanere fuori dai luoghi in cui si genera, non dico il nostro futuro, ma il nostro presente di poliziotti penitenziari. Voi non potete restare fuori da dove si genera il presente e il futuro. O siete coinvolti o la storia vi passerà sopra. Mentre la polizia penitenziaria si avvia al finale di partita. Se è urgente trovare risposte, è indispensabile far crescere e sostenere gruppi dirigenti capaci di elaborare soluzioni, avviare processi – non dimenticatevi questa parola: avviare processi – tracciare percorsi, allargare orizzonti, creare appartenenze… Ogni sforzo per amministrare, curare e migliorare la nostra condizione, se vuole essere significativo, richiede di cambiare gli stili di vita, i modelli di sicurezza improntati all’ordine e al rispetto verso chi indossa l’uniforme. E ovviamente rivedere le strutture consolidate di potere dei civili che oggi reggono l’amministrazione penitenziaria. Senza fare questo, non farete nulla.

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